Lesame stratigrafico ha rivelato residui che risalgono allera precristiana Giunte da Bagnara non riuscirono a completare la costruzione -------------------------------------------------------------------------------- Claustrum significat Paradisum, si diceva nel medioevo, intendendo il chiostro come un luogo di clausura dove permettere di raccogliersi ai monaci particolarmente dediti al servizio divino. E luogo unico, sospeso tra terra e cielo, è il chiostro della cattedrale di Cefalù tornato parzialmente agli antichi splendori e riaperto al pubblico nella sua magnifica struttura architettonica finemente scolpita. A un luogo di riflessione e meditazione dove concentrare mistero e saperi devono aver pensato, nel realizzarlo, quei canonici agostiniani venuti da Bagnara Calabra su invito di Re Ruggero. Ma il chiostro della basilica della Trasfigurazione di Cefalù, è anche un luogo enigmatico per la sua composizione: i quattro giardini che lo formano sono ispirati alla Bibbia, sia nel Nuovo sia nellAntico testamento. La decorazione scultorea attraversa la genesi, il cantico dei cantici, il Vangelo e si conclude con lApocalisse, argomenti inesauribili per gli artisti che si dedicarono alla realizzazione di capitelli e colonnine. Furono proprio i canonici di Bagnara, nel sovrintendere la costruzione del chiostro, annesso allincompiuta cattedrale ruggeriana, a denunciare la decadenza dei luoghi. Anche perché dal 1166 al 1250 (data della morte di Federico II) nessuno aveva messo mano al completamento di quella che oggi è la cattedrale di Cefalù. Oggi il chiostro, notevolmente modificato dalla sua costruzione originaria, è posto a un livello più basso rispetto alle navate dellattigua chiesa e la sua forma è stata modificata da quadrata in rettangolare con le arcate che da diciannove sono diventate quattordici. Un devastante evento, che ha di certo contribuito a modificarne la struttura attuale, è stato lincendio del 1809 che ne ha distrutto unala. E quando nel 1952 venne addirittura smontata unaltra ala, si racconta che il vescovo dellepoca, monsignor Cagnoni, avesse schiaffeggiato il soprintendente responsabile di quello scempio. I capitelli risalgono al XII Secolo e riconducono agli stessi scultori che in quel periodo hanno operato nella Cappella palatina e nel chiostro monastico di Monreale. Costanti architettoniche e figurative che trasmettono un puntuale messaggio biblico, liturgico ed ecclesiologico a rappresentare la non sopravvalutazione di sé, la non sopravvalutazione del mondo, lamore verso il prossimo e lamore di Dio. Ognuno con il proprio ordine di colonne che mettono in risalto i significati etici e allegorici della struttura. Composto da settanta capitelli medievali (sette quelli mancanti), essi raffigurano sculture a erbario, a bestiario e antropomorfe. Altri rappresentano Noè e la sua Arca, o ancora quelli le Arpie e gli Ibis elaborati e realizzati sul mito dei mostri di Creta e dellUccello dEgitto, volatile dal grande becco arcuato e appuntito che suscitava la fantasia al tempo dei Faraoni. Oggi due ali di colonne sono state recuperate, ripristinando quelle originarie e integrando quelle mancanti. Le altre due, irrimediabilmente perdute, sono state riconfigurate con strutture in ferro stilizzate, di gusto moderno, sobrio e minimale. Interventi di consolidamento sono stati realizzati su tutto ledificio, con la messa in sicurezza dei vari elementi dellimpianto e la copertura delle corsie. Gli elementi in pietra sono stati rimossi, ripuliti da uno spesso strato di sali, irrobustiti da iniezioni di una particolare resina che rafforza la coesione della pietra, consolidati con fibre di carbonio. A sorprendere è la metafora ambivalente ed allegorica, inusuale per un chiostro, rappresentata da quei capitelli con sei figure di contorsionisti nudi che nel loro intrecciare di corpi sono, per la rappresentazione negativa, sensualità e perversione, mentre nel loro segno positivo rappresentano equilibrio e dominio. A completare il panorama grifoni, coccodrilli, delfini, tori, cervi, ma anche momenti di vita agreste come la vendemmia. Il chiostro ha riservato numerose sorprese, sia per studiosi, sia per ricercatori e archeologi quando durante alcuni saggi stratigrafici sono venuti alla luce reperti medievali ed ellenistici. Una stratigrafia con una sequenza a nove fasi ha rivelato tracce che proiettano sino al IV secolo a. C. Durante lo scavo a parete, tra il Chiostro e il transetto, sono venute alla luce unanta intonacata con figure dipinte a carboncino, e due monete federiciane, coniate a Messina tra il 1209 e il 1212. Ma questo tesoro storico richiede ulteriori interventi di restauro conservativo, come labbattimento delle occlusioni murarie sopraelevate, che permetterebbe una migliore circolazione dellaria ed eviterebbe il ristagno della salsedine che corrode e danneggia i capitelli e le colonne. Intervento, questultimo, sollecitato dal vescovo Francesco Sgalambro e da monsignor Crispino Valenziano, e raccolto dalla Provincia di Palermo, che sta già lavorando al nuovo progetto.