«Ti ricordi, Walter, quella notte? Ti portai a visitare la reggia in rovina. Camminavamo incespicando tra gli sterpi, facendo luce con la torcia». «E come no, Piero? Quella notte mi innamorai di Venaria. Era la fine della campagna elettorale del '96. Subito dopo divenni ministro, e varai i contributi per la reggia dalle estrazioni del lotto. Qualcuno storse il naso, ma adesso guarda che risultati». E' la conversazione fra Veltroni e Fassino, ieri mattina, a pochi istanti dall'arrivo alla Versailles italiana, Venaria Reale, del vicepremier Francesco Rutelli, che ha inaugurato la rinascita del complesso monumentale alle porte di Torino davanti a un parterre di 6 mila invitati: le istituzioni piemontesi con il mondo della cultura, della finanza e dell'industria, oltre a 300 giornalisti, una schiera di politici - compreso il ministro Damiano - e Casa Savoia al completo: da un lato Vittorio Emanuele, Marina Doria ed Emanuele Filiberto, dall'altro Maria Gabriella, Ludina Barzini e il duca D'Aosta, con la moglie Silvia e il figlio Aimone. Il gala inaugurale nella spettacolare residenza, riportata allo splendore di due secoli fa con 250 milioni di euro e 7 anni di cantieri, s'è aperto nel pomeriggio sulle note dei corni da caccia, fra trionfi di rose e friandises, e s'è concluso a notte con uno spettacolo di luci e fuochi, con altri 6 mila visitatori che hanno varcato i cancelli muniti di biglietto. «Quando il Paese gioca in squadra, vince», ha detto Rutelli, che ha ricordato l'impegno bipartisan di più governi per la delizia sabauda. E ha proseguito: «Abbiamo stanziato le risorse per concludere i lavori, quel 10 di restauri ancora in corso, e daremo vita a una fondazione che gestirà il complesso. Serviranno 9 milioni l'anno, che verseremo insieme: Stato, Regione, fondazioni e quanti vorranno contribuire». Veltroni ha parlato di «una bella giornata per l'Italia», Rutelli del «più grande e importante restauro d'Europa». Accompagnato dalla presidente della Regione Mercedes Bresso con l'assessore Gianni Oliva e un centinaio di vip, il vicepremier ha ammirato stucchi e saloni, affreschi e arredi. «E' spettacolare», ha ripetuto affacciandosi sull'incanto dei giardini. S'è soffermato davanti alle 400 opere giunte dai maggiori musei del mondo alla mostra sulla corte sabauda, e ha gustato l'allestimento di Peter Greenaway, in cui 200 attori vestono i panni di cortigiani e servitori. Tra loro anche Piero Chiambretti, che non ha voluto mancare al vernissage. Paggio pettegolo nell'opera del regista gallese, «Pierino» ha sorriso dei Savoia e D'Aosta, estasiati dai restauri ma intenti a sparlare gli uni degli altri: «Ai Savoia, preferisco i biscotti savoiardi».