Chiuderà il Teatro San Carlo di Napoli? La domanda la pone un lettore - la sua missiva è stata pubblicata ieri - e ha la sua urgenza. Da quando con un decreto del primo agosto il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli ha commissariato il teatro partenopeo, la situazione non sembra chiarirsi, anzi si è avviata verso uno stallo surreale. Le dichiarazioni d'intenti piovono da più parti e lo stesso Ministro in visita a Napoli per il neonato Teatro Festival Italia ha affermato: «Vogliamo restituire al San Carlo una amministrazione efficiente e il commissario Nastasi sta lavorando per uscire da questa crisi», per poi accomodarsi nella platea del teatro e assistere a uno spettacolo d'incantatori indiani di serpenti. Nel frattempo l'ex sovrintendente Gioachino Lanza Tornasi, che dopo il commissariamento era rimasto come consulente, si è dimesso il 30 settembre e durante la presentazione della stagione che si aprirà a dicembre ha dichiarato: «Qui oggi non c'è nessun rappresentante degli enti territoriali. La condizione napoletana non è di solidarietà, e dunque lascio». L'amarezza di Lanza è comprensibile, ma qual è la vera situazione del San Carlo? Il commissariamento di agosto trovava giustificazione ufficiale negli oltre 4 milioni di euro di passivo nel bilancio consuntivo 2006, ma i mali del San Carlo hanno radici più profonde: infatti, ciò che dovrebbe preoccupare di più è un debito di oltre 37 milioni di euro, a fronte di 5,7 milioni di crediti. Occorre tenere presente che i debiti a medio e lungo termine ammontano a 29,6 milioni, e una buona parte di questi dipendono da un Fondo Pensioni istituito negli anni 70, che essendo un Fondo senza fondi deve essere pagato dal teatro e costa oltre 2,5 milioni di euro l'anno (cifra cospicua paragonata ai 7 milioni di costi artistici della stagione, cioè le spese per gli spettacoli). Si aggiungano i tagli alla cultura del governo Berlusconi nella Finanziaria del 2006, per cui il San Carlo è stato deprivato dallo stato di 6 milioni di euro e si ha un quadro della situazione, ulteriormente peggiorata da un altro paradosso italico: il San Carlo non è proprietario del San Carlo, cioè la Fondazione San Carlo di Napoli non possiede il teatro ma ne è solo usufruttuaria e dunque lo stabile non fa parte del patrimonio. Ma in realtà la situazione di questa storica istituzione partenopea è incomprensibile se non è inquadrata nel passaggio alla gestione privata dei grandi teatri d'opera italiani, oggi Fondazioni, prima Enti lirici. La legge Veltroni-Melandri, ispirata alla Scala, ha avuto conseguenze sfavorevoli per le altre Fondazioni, in particolare quelle meridionali. L'apporto dei privati alla cultura è stato deludente, e la legge, anche al di là delle sue intenzioni, si è dimostrata un alibi per un progressivo disimpegno dello stato. Così oggi le Fondazioni che riescono a vivacchiare sono quelle supportate energicamente da Regioni, Province e Comuni di appartenenza. Purtroppo una politica localistica e un po' cieca ha preferito sponsorizzare più che altro manifestazioni canzonettistiche o di chiaro stampo populista e auto-promozionale dell'amministratore di turno, abbandonando storiche istituzioni sulle quali i pochi privati disposti a investire non di rado vogliono allungare le mani. A questo punto è giusto rispondere ai dubbi del nostro lettore facendo una previsione: no, il Teatro San Carlo non chiuderà. Nei meandri parlamentari della legge Finanziaria del 2008 si troverà una maggioranza trasversale per votare un emendamento che lo salvi. Ovvio, sarà una pezza e non un vero risanamento e avrà anche un prezzo politico: al posto di un uomo di cultura come Lanza Tornasi, che è pure di sinistra, si sceglierà un travet, se non di destra almeno vacillante tra le due ali. Il Mattino di Napoli in data 13 settembre ha fatto il toto nomine: Filipppo Zigante, Renzo Giacchieri, Canessa Jr e Maurizio Pietrantonio. Se i nomi fossero questi occorrerebbe chiedersi: può da loro venire una buona notizia per il teatro fondato dai Borbone?
Il San Carlo non deve morire
Il Teatro San Carlo di Napoli è in crisi. Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli ha commissariato il teatro nel 2006 a causa di un passivo di oltre 4 milioni di euro. Tuttavia, la situazione non sembra migliorare. L'ex sovrintendente Gioachino Lanza Tornasi si è dimesso e ha affermato che non c'è solidarietà nella condizione napoletana. Il teatro ha un debito di oltre 37 milioni di euro, con una parte importante proveniente da un Fondo Pensioni istituito negli anni 70. I tagli alla cultura del governo Berlusconi nella Finanziaria del 2006 hanno peggiorato la situazione. Il San Carlo non è proprietario del teatro, ma è solo usufruttuaria.
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