Torino, che sa fare sistema, è un modello da imitare» ha detto ieri Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria e della Fiat, alla giornata di studi sul «Finanziamento privato dei beni culturali» che celebrava vent'anni di attività della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali torinesi, presieduta da Lodovico Passerin d'Entrèves. «L'Italia da dieci anni cresce meno di ogni altro Paese europeo - ha proseguito -, riceve solo il 2 degli investimenti extra Ue, contro il 7 della Francia e il 9 di Gran Bretagna e Spagna, non attrae gli studenti stranieri e persi-no nel turismo, dopo essere stata la prima al mondo all'inizio degli anni 70, oggi sta scivolando al settimo posto, benché possieda il 50 del patrimonio artistico mondiale. Ma oggi parlerò del bicchiere "mezzo pieno ". Finalmente si torna a discutere di semplificazione burocratica, di "meno tasse, meno spese e più investimenti", di energia nucleare. Anche il patrimonio artistico è un atout per il Paese; ma solo se, invece di ridursi a mera rendita di posizione, diventa un fattore di promozione del territorio, prezioso in particolare per le piccole imprese. Per valorizzarlo però, senza gravare sulla spesa pubblica, è essenziale l'apporto dei privati». Inventata da sei imprenditori torinesi, tra i quali Passerin d'Entrèves, la Consulta ha realizzato il modello di "sponsor attivo" richiamato ieri, in chiusura dei lavori, da Maurizio Costa, amministratore delegato della Mondadori e presidente della commissione Cultura di Confmdustria. «Oggi - ha concluso Costa - siamo impegnati, insieme al ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, nella creazione di un Osservatorio sulla cultura d'impresa e sul patrimonio storico-culturale che analizzerà quantità, qualità e tipologie di tutti gli interventi degli imprenditori». Invece di sponsorizzare singole iniziative, secondo la vecchia formula del mecenatismo, la Consulta, alla quale partecipano, tra le altre imprese, Fiat e Skf, Ferrero, Lavazza e Martini Rossi, Pirelli e Telecom, Toro e Vittoria Assicurazioni, IntesaSanpaolo e Crt, oltre all'Unione industriale e alla Camera di commercio di Torino, si richiama alla grande tradizione torinese di Riccardo Gualino, che creava cultura. La Consulta non si limita a finanziare restauri, ma recupera e valorizza, d'intesa con gli enti locali e la Soprintendenza per i beni artistici, i simboli del passato, consolidando il senso d'identità e di appartenenza. E ce n'era bisogno. «Vent'anni fa - ha ricordato Passerin d'Entrèves - visitare il centro con ospiti stranieri era imbarazzante per il degrado». In vent'anni la Consulta ha speso 16 milioni di euro per un milione di ore di lavoro divise in 20 progetti, tra cui il Parlamento subalpino (dal 1861 primo Parlamento italiano), il monumento a Vittorio Emanuele II («Sono particolarmente affezionato a quell'iniziativa - ha detto il sindaco Sergio Chiamparino - perché è legata alla mia prima uscita pubblica come sindaco»), le statue della Venaria (ieri c'è stata anche l'inaugurazione della Reggia), il complesso monumentale, con giardino settecentesco, della Villa della Regina, le statue del Po e della Dora in via Roma, le due chiese di piazza San Carlo e, non ultime, due cancellate monumentali: a Palazzo Reale e al Teatro Regio. I progetti continueranno con la Biblioteca Reale, la Galleria Sabauda e una grande mostra storica sulla fabbrica Lenci. Per il finanziamento privato dei beni artistici l'attività della Consulta e, in generale, il modello Torino sono apparsi esemplari. Louis Godart, consulente del Quirinale per i beni culturali, ha lodato il nuovo allestimento delle statue del Museo Egizio («Nessuno le aveva mai viste così») e Mario Turetta, direttore generale per il Bilancio e le risorse umane del ministero per i Beni culturali, ha rivelato i numeri del successo: «II turismo italiano perde colpi ma quello nelle città d'arte, composto per il 57,7 da stranieri, è in crescita. E' rispetto al dato generale (6 nel 2005), il risultato del Piemonte è eccezionale (63 contro il 12 della Lombardia). A Torino le presenze aumentano, dalla Fiera del libro al Salone del gusto e al turismo; al Museo Egizio si raddoppia addirittura: 93», «Un successo - commenta il presidente della Fondazione Museo Egizio Alain Elkann - cui hanno contribuito vari fattori, dall'allestimento innovativo della statuaria all'intensa attività di comunicazione. E persino gesti semplici come la collocazione di una guardia giurata nell'atrio del Museo, per impedire l'accesso ai venditori abusivi che prima vi bivaccavano indisturbati».
Privati, sponsor attivi di cultura
La Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali torinesi ha celebrato i suoi vent'anni. Il presidente di Confindustria e della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, ha detto che Torino è un modello da imitare per il finanziamento privato dei beni culturali. La Consulta ha speso 16 milioni di euro per 20 progetti, tra cui restauri e valorizzazione del patrimonio artistico. Il modello di "sponsor attivo" richiamato dalla Consulta è stato apprezzato anche dal ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli. La Consulta si è impegnata nella creazione di un Osservatorio sulla cultura d'impresa e sul patrimonio storico-culturale.
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