Torino. Il più grande cantiere culturale d'Europa (un decennio di lavori, 200 milioni di euro), per uno dei monumenti più splendidi, che ha affascinato Montesquieu e D'Annunzio, Gibbon e il premio Nobel Orhan Pamuk: la Venaria Reale è ritornata, dopo almeno tre secoli d'abbandono (era perfino una caserma), con i suoi 70 mila metri di superficie, 1.000 di affreschi, 145 mila di stucchi e intonaci, 11 chilometri di cornici, per una visita lunga quasi due chilometri. In cui per la prima volta è ospitata (e dove mai, se non qui?) una grande mostra: 400 opere dedicate ai Savoia, che a metà Seicento vollero la Venaria come residenza di piacere e di caccia. La Reggia di Venaria e i Savoia; arte, magnificenza e storia di una corte europea (fino al 30 marzo, a cura di Enrico Castelnuovo, catalogo Allemandi, in due volumi) è1 la prima manifestazione d'un complesso rimasto com'era, ancora circondato da 6.500 ettari di verde tutelato, che fa parte, con altre 20 residenze sabaude restaurate, del "Patrimonio dell'umanità" dell'Unesco. E promette di diventare uno dei più singolari circuiti europei: potenzialmente, una «nostra piccola Valle della Loira», afferma Francesco Rutelli, vicepremier ministro dei Beni culturali. Recupero dell'antico e innovazione assoluta: la mostra è infatti intercalata da 11 interventi di un grande regista, Peter Greenaway, che, girando per due settimane, con 300 comparse e 200 attori italiani (Luciana Littizzetto è una pettegola e Piero Chiambretti un paggio, per fare solo due esempi; ci sono anche Haber e Ugo Nespolo, e la figlia di Vincenzo Cerami), ha «ripopolato la Venaria», e spiega la vita di Corte così com'era. Nelle sale affrescate e le due grandi gallerie lunghe 73 metri e alte 15, da Guido Reni si passa a Van Dyck, Pannini, Artemisia Gentileschi, Bellotto Antiveduto Gramatica, agli arazzi ed argenti, ai mobili di Piffetti, per ricostruire i mille anni di una dinastia: da Umberto I di Biancamano (forse perché, avendo studiato, in una valle di pastori se le sporcava di meno), a Umberto II, l'ultimo re, 1945; raggiante il nipote Emanuele Filiberto: «E' un gran momento». Mica tanto: all'inaugurazione, da una parte, i suoi genitori e, dall'altra, la zia Maria Gabriella con tutti i Savoia-Aosta. Come si confa a una storia che fu regale, l'apertura è in pompa magna: corni da caccia, fuochi d'artificio, c'è pure Greenaway; e la mattina, complici gli impegni di chiusura delle "primarie" politiche, Fassino, Veltroni, il sindaco Chiamparino e Rutelli, sulla porta, discutono del Consiglio dei Ministri e Rifondazione: «Ecco la Venaria democratica», celia qualcuno. Ritrovati tanti dipinti, che erano qui; si ricostruisce la Torino del Settecento, che arri va a 76 mila abitanti dai 20 mila del 1560; i modelli originali di tanti palazzi; i Collari dell'Annunziata; la teca della Sindone; armature; immagini di Lepanto; colubrine e stendardi. Con i mobili del tempo, quelli che si sono salvati, e gli argenti di casa, pardon del Casato. La filologia sa coniugarsi in modo perfetto con la spettacolarità: ogni tanto i candidi muri sono popolati dai personaggi di Greenaway, che ora ci raccontano anche tanti pettegolezzi dell'epoca, i gossipd'antan. Davvero Interessante, forse perfino avvincente. Di qua, sono passati molti funzionari; ora, gestisce tutto Alberto Vanelli: si farà una fondazione (e l'Istituto San Paolo sarà in prima linea), i costi di gestione stimati in nove milioni d'euro all'anno. Lino Malara, per molto tempo direttore dei lavori, ricorda: «50 cantieri; a volte anche 800 persone a lavorare assieme; 100 progettisti»; la sfida ha fatto tremare molti polsi. Ma restituisce uno dei luoghi cardine di quell'epoca in cui nacque il nostro Paese: «Nel 2011, per i 150 anni dell'Unità d'Italia, un fulcro delle celebrazioni sarà qui», dice ancora Rutelli. In più, questa Venaria ritrovata diverrà pure una fabbrica permanente: per completare il ripristino (le splendide scuderie), e farla rivivere davvero; un centro di restauro assai avanzato, tra i più grandi al mondo (8 mila metri quadrati); presto, due hotel (4 e 5 stelle); tante altre idee per questa «sfida di gestione»; «penso anche a circuiti che coinvolgano i grandi palazzi privati», dice il Ministro. Ci sono altre "piccole Venarie" che ancora languono: «Anche per Monza e Caserta ci impegneremo». Per fare ritornare qui opere ormai da tempo partite, mobilitati 40 tra i più grandi musei del mondo. Negli 80 di giardini, 40 mila nuove piante; 11 milioni di litri d'acqua nella peschiera, larga 50 metri e lunga un quarto di chilometro; il Parco della Mandria, qui attorno, cintato da 35 chilometri di muro; 3 mila tonnellate di materiali per riposare i 25 mila metri di pavimenti; la Chiesa di Sant'Uberto è tornata bellissima, la Galleria di Diana è di nuovo quella che stupiva i Grandtouristi. I 35 mila metri quadrati delle facciate, anche se sono severe, sono tornate a sorridere: è mai possibile, e chi l'avrebbe davvero sperato? Da Veltroni in poi, tutti i ministri dei Beni culturali, tutte le autorità locali. La Venaria ora è una laicissima reggia dell'arte e della cultura, del loisir contemporaneo: per i cittadini e visitatori d'ogni dove, e non più solo per la teste coronate e principesche.
Venaria. La Reggia è risorta
La Venaria Reale, un cantiere culturale di grandi dimensioni, è stata riaperta dopo almeno tre secoli d'abbandono. La mostra "La Reggia di Venaria e i Savoia; arte, magnificenza e storia di una corte europea" è stata inaugurata con una cerimonia in pompa magna e promette di diventare uno dei più singolari circuiti europei. La mostra è stata curata da Peter Greenaway, che ha girato per due settimane con 300 comparse e 200 attori italiani per ripopolare la Venaria e spiegare la vita di Corte così com'era. La mostra include 400 opere dedicate ai Savoia, che vollero la Venaria come residenza di piacere e di caccia nel Seicento.
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