A fine novembre (salvo complicazioni) dovrebbero essere bandite le prime gare d'appalto per il restauro e l'ampliamento di musei, monumenti, aree ar-cheologiche urbane. Un'imponente operazione di re-styling finanziata dalla Regione con 64 milioni di euro nell'ambito del progetto integrato «Grande attrattore culturale Napoli». Da Capodimonte al San Carlo, dalla Certosa di San Martino alla Floridiana, dalla Villa Comunale all'Archeologico. Ma c'è un problema. «Per realizzare materialmente tutto quello che sta scritto sulla carta - spiega Ciro Crescentini, segreteria provinciale Fillea Cgil - le imprese edili che andranno a proporsi al Comune e alle Soprintendenze dovrebbero servirsi di almeno 2mila restauratori. A Napoli ne esistono 1500, esperti del mestiere, età media 27-28 anni, al 95 per cento donne. Il fatto è che non possono essere assunti per questo intervento: in base al decreto ministeriale 294 del 2000, infatti, viene consentito solo l'utilizzo di persone in possesso di un diploma riconosciuto dallo Stato o che siano in grado di certificare almeno quattro anni di attività nel settore. In pratica, nessuno». In Italia e ufficialmente riconosciuto un solo istituto di restauro, quello Centrale di Roma, che non rilascia più di venti diplomi l'anno; quasi tutti i tecnici che possono vantare un'esperienza nel settore (e che a Napoli, tra chiese e monumenti, si sono comportati in modo eccellente) hanno lavorato quasi sempre in nero. «Per superare l'ostacolo - continua Crescentini - avevamo siglato un'intesa con l'assessore regionale Marco Di Lello, le Soprintendenze e le Università. Nel protocollo si prevedeva l'istituzione in Campania di un istituto di restauro riconosciuto dallo Stato e l'avvio di una regolarizzazione del personale già esperto tramite una prova pratica e un percorso formativo: Nulla di tutto questo, finora, si è realizzato. E intanto stanno per partire i bandi di gara: come faranno le aziende vincitrici a mettersi all'opera se non potranno reclutare lavoratori specializzati?». In attesa di novità su questo fronte, vediamo nel dettaglio quali sono gli interventi in programma nella nostra città. Completamento scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore; restauro villa suburbana di Ponticelli; ristrutturazione del «braccio nuovo» del Museo archeologico; rifunzionalizzazione grotta di Seiano e villa della Gaiola; a Palazzo Reale, restauro della facciata e del giardino pensile con ricostruzione del ponte ottocentesco; completamento restauro del giardino nel Chiostro di Santa Chiara; ampliamento museo civico del Maschio Angioino; rifunzionalizzazione di parte di Castel dell'Ovo da destinare a sede di mostre e convegni; restauro della Casina del Boschetto e della Casina Pompeiana in Villa Comunale; restauro del Museo Filangieri; sistemazione dell'area del teatro romano di Neapolis; completamento restauro della Crypta Neapolitana; restauro dell'edificio «Cataneo» e creazione di info-point nel bosco di Capodimonte; realizzazione museo del teatro San Carlo; tra la Certosa e il museo di San Martino, ristrutturazione della sezione navale, restauro della Cappellina dei Monaci, allestimento di servizio di caffetteria e ristoro; nel museo di Capodimonte allestimento sala mostre e servizio caffetteria; a Castel Sant'Elmo recupero locali da adibire a punto ristoro; creazione di una sala interrata polifunzionale al museo Duca di Mattina (villa Floridiana).