Il Comune ha nominato Flavio Caroli, storico dell'arte, che cura la programmazione espositiva del Comune di Milano e di Palazzo Reale Il nostro primo obiettivo è quello di esporre e di valorizzare il patrimonio locale Prima riunione la prossima settimana. Pronto un programma quadriennale dal Veronese al Futurismo Nasce il tavolo per la programmazione degli eventi culturali e il coordinamento delle iniziative museali. Di carattere politico-istituzionale, è stato messo a punto in queste ore da Comune e Fondazione Cariverona. Sentito come un'esigenza per raccordare l'utilizzo di Palazzo della Ragione di piazza dei Signori dove le due istituzioni esporranno grandi mostre sei mesi l'anno ciascuna, il tavolo di regìa è diventato una condivisa necessità operativa per cui, sulla base di un programma elaborato dall'assessore alla Cultura Erminia Perbellini, è stato allargato su tutto l'orizzonte delle attività museali e culturali. Programma che nasce con una prospettiva quadriennale e si prefigge l'obiettivo di far conoscere e mettere in evidenza il grande patrimonio di beni culturali di cui dispone la città. Farà parte di questo tavolo, per il Comune, lo storico dell'arte numero uno in Italia in questo momento, Flavio Caroli: ordinario di Storia dell'Arte moderna presso l'Università degli Studi e il Politecnico di Milano, noto per la partecipazione al programma di Fabio Fazio Che tempo che fa, è attualmente responsabile della programmazione espositiva per il Comune di Milano. La prossima settimana si terrà con tutta probabilità la prima riunione (i direttori dei musei ne faranno aprte nella seconda fase, più oeprativa) dando vita così a quel ruolo di coordinamento degli eventi di cui tanto si è discusso in questi anni, invocando una politica culturale capace di mettere in rete tutto il patrimonio cittadino. «Non dobbiamo inventarci nulla di nuovo», anticipa l'assessore Perbellini, «perché qui abbiamo duemila anni di storia. Si tratta però di mettere in evidenza il nostro patrimonio e renderlo visibile a tutti». LE LACUNE. Se è vero che siamo comodamente sprofondati in un giacimento culturale e artistico di invidiabile pregio, è anche vero che ci sono delle lacune rispetto alle città vicine. «Sì è vero, noi abbiamo mancato nella programmazione, nel coordinamento e nella comunicazione. E questo ruolo di regìa è quello che poi devono fare le istituzioni. Noi non cerchiamo avventure». Che cosa significa? Che non si andrà a cercare il Goldin di turno che porta torme di visitatori e centinaia di pullman? «Oggi gli eventi culturali puntano sulla localizzazione: il grande artista, pensiamo a Tiziano a Pieve di Cadore e Belluno, viene rivisto e studiato con iniziative nel suo territorio, perché così si può capire il contesto e la scuola che si è sviluppata attorno a lui». Difficile dunque, che si voglia puntare sul Re Mida delle mostre: «Serve un percorso scientifico dietro gli eventi, che possibilmente sia legato al territorio locale». Insomma, non basta portare sottocasa una serie di quadri dall'estero e attaccarli al muro sperando che arrivino migliaia di persone. Al grande evento esterno viene preferita la quantità e la qualità cittadina. DAL VERONESE AL FUTURISMO. «La nostra proposta è quadriennale e punta a mettere in luce i tesori di musei, chiese e palazzi veronesi. Dedicheremo eventi specifici a grandi artisti come Paolo Veronese, ma nel 2009 celebreremo anche il centenario della nascita del Futurismo. Vogliamo poi evidenziare i «visibilia», cioè tutti quei capolavori che abbiamo nei depositi: dai vetri romani alla raccolta di cornici dal 500 al Liberty. Per non parlare delle tele e delle donazioni che sono a Palazzo Pirelli, nelle torri di Castelvecchio, nell'Arsenale, alla Tomba di Giulietta. Ecco, il nostro obiettivo è quello di esporre il nostro patrimonio; in questo modo lo riordiniamo e lo curiamo per le generazioni future». Un'esigenza nata da un insieme di congiunzioni particolari. Innanzi tutto l'ingresso sulla scena museale e artistica della Fondazione Cariverona che dopo aver finanziato il recupero di Palazzo della Ragione e aver stretto accordi con il Guggenheim di Venezia e con il Pushkin di Mosca ora intende andare oltre il mero ruolo di cassaforte della città, ponendosi come un interlocutore attivo della vita culturale cittadina. In secondo luogo, l'accordo tra la famiglia del collezionista Luigi Ferro e il Mart per esporre 50 capolavori con un lascito che durerà dieci anni (oggi l'inaugurazione) ha evidenziato come Verona avrebbe avuto difficoltà per gestire una simile donazione. TURISMO. Infine, come sottolinea l'assessore Perbellini, la trasformazione economica della città e l'evoluzione dei flussi turistici costringono Verona a dedicarsi con maggior impegno al settore dei servizi. Le presenze turistiche del 2006 e 2007 parlano chiaro. L'anno scorso tra musei e monumenti Verona è stata visitata da 1 milione 400 mila persone; di questi turisti, gli stranieri sono diventati maggioranza rispetto agli italiani. La posizione geografica è fondamentale, i voli low cost da tutta Europa fanno il resto. «Anche per questo dobbiamo fornire una programmazione degli eventi con largo anticipo che consenta agli operatori turistici di organizzarsi».M.B.