CATANZARO. Sono oltre cento i siti archeologici subacquei inediti, scoperti nell'ambito di Archeomar, progetto che vede coinvolte Calabria, Campania, Puglia e Basilicata e i cui risultati saranno presentati entro dicembre. Il progetto si è posto l'obiettivo di censire, posizionare e documentare i beni archeologici sommersi nelle acque del Mediterraneo che lambiscono l'Italia meridionale. Archeomar ha preso il via nel 2004, grazie a uno stanziamento di fondi previsto dalla legge 264. Il ministero dei Beni culturali ha affidato la sua realizzazione a un'Associazione temporanea di imprese, capofila la cooperativa Nautilus di Vibo Valentia. Il coordinamento è dello stesso ministero, che opera in stretto contato con le Soprintendenze archeologiche delle quattro regioni coinvolte e con le Forze dell'ordine poste alla tutela del patrimonio nazionale. In totale, le imprese che lavorano per Archeomar sono otto, tutte specializzate nei diversi settori dell'archeologia, dell'informatica e delle esplorazioni geologiche marine. Complessivamente, sono 287 i siti archeologici sommersi, organizzati all'interno della banca dati Gis - Sistemi informativi geografici in quattro principali macrotipologie, individuati nel corso delle ricognizioni. Si tratta di 135 relitti navali e di mezzi non navali; 67 insiemi di reperti, 40 reperti isolati e 45 strutture.