-------------------------------------------------------------------------- È stata, quella di ieri, una giornata di grande festa, ma anche di grandi arrabbiature, per Mercedes Bresso, per una volta Madama Reale. Per due volte durante la mattinata la presidente della Regione ha perso le staffe. La prima quando le è stato comunicato che nella chiesa di SantUberto allestita per accogliere laffollata conferenza stampa era comparso su una delle sedie della prima fila un cartello con la scritta «Riservato a Sua Altezza Reale Emanuele Filiberto di Savoia». Gliene ha chiesto ragione telefonicamente un qualche funzionario del ministero dei Beni Culturali, mentre Bresso gironzolava per il cortile con Veltroni e Fassino. Lei, che non ne sapeva nulla, ha subito chiamato «i suoi» chiedendo il nome del colpevole di questo misfatto filomonarchico. «Voglio saperlo perché lo licenzio in tronco, non ci sono sedie riservate per nessuno, tantomeno per lui» ha detto con il tono di chi davvero non scherza. Linghippo è poi stato chiarito. Non era stato un funzionario della Regione, né del ministero, a mettere quel cartello, ma qualcuno del seguito del Principe che aveva «tentato il colpo» giocando poi sullequivoco: ai rappresentati della Regione aveva detto di essere stato autorizzato dal ministero. E viceversa. Nessun licenziamento quindi. Anzi Emanuele Filiberto alla fine si è seduto proprio in prima fila, a fianco dellassessore Oliva (autore di numerosi libri storici su Casa Savoia). Ed è stato anche ringraziato da Bresso. La seconda arrabbiatura è arrivata poco dopo. La causa il ritardo di oltre un ora di Rutelli per la conferenza stampa. Non ce laveva con il ministro (che aveva una giustificazione di ferro, la riunione del consiglio dei ministri appunto) la presidente ma piuttosto con la nuova soprintendente Giuliana Pittarello, che non ha voluto iniziare la conferenza stampa senza Rutelli. «In questo modo - ha ripetuto più volte Bresso - ci siamo persi gran parte della stampa estera che ha lasciato la sala. I giornalisti italiani sono abituati ai ritardi, gli stranieri no». E in effetti è stato così. Alle 14, quando Rutelli è arrivato, in sala di giornalisti non italiani ce ne erano ormai pochi. (m.trab.)