-------------------------------------------------------------------------------- Gran parte del territorio siciliano è interessato sempre più frequentemente da fenomeni brutali di degrado. LIsola è caratterizzata da uninefficiente politica paesaggistica e territoriale dellistituzione regionale. Si assiste quotidianamente a unerosione capillare di importanti brani di paesaggio, attaccati da minuziose iniziative di interventi edilizi invasivi sia nella struttura fisica che estetica, oppure da macroscopiche operazioni commerciali e turistiche spesso tanto inutili quanto dannose. Con uno sconvolgimento della percezione dellambiente siciliano da parte dellocchio umano, sia esso dellabitante o del visitatore. In questo quadro, nelle aree ambientali e paesaggistiche più pregevoli della nostra Isola, da una punta allaltra della Sicilia ovvero nellaltipiano ibleo; nellarea dellEtna; sullo Stretto di Messina; nelle aree dei Peloritani, dei Nebrodi, delle Madonie, delle isole Eolie; nella valle del Belice e nei rilievi del Trapanese assistiamo costantemente a scempi o intenzioni di "graffio" al paesaggio, come le trivellazioni in Val di Noto, le mega-speculazioni edilizie nella piana di Catania, la continua creazione di infrastrutture sia pubbliche che private vanamente ingombranti e impattanti. Possiamo garantire che in ognuna di queste aree le associazioni ambientaliste sono impegnate in contrasti locali dovuti alla noncuranza, alla speculazione, alla rendita privata, alla cattiva gestione, alla superficiale pianificazione del territorio, forse soprattutto a questultima. Ebbene sì, ormai si assiste a una sterminata letteratura accademica sulle politiche del territorio, sulle strategie del paesaggio, vi sono in Italia facoltà universitarie intere dedicate alla progettazione e alla formazioni di architetti del paesaggio, si invocano la Convenzione europea del paesaggio e la nuova riforma urbanistica (salvo proporre disastrose controriforme) ed esistono pure in Sicilia le linee guida per il Piano territoriale paesistico regionale, approvate nel 1999, e delle quali si dimentica lesistenza. Alla luce di tutto ciò, la questione territorio e paesaggio in Sicilia è un tema sempre più che mai aperto, poiché, pur essendoci una parziale struttura normativa di pianificazione del paesaggio, questo telaio risulta essere molto debole e non pienamente efficiente per una serie di ordini di motivi. Primo: le linee guida del 1999 sono prescrittive e per essere pienamente operative e diventare "Piano" devono essere completati i Piani territoriali dambito, di cui in questo preciso momento sono redatti e approvati solo quello delle Eolie, dei rilievi del Trapanese e delle Egadi, mentre tutti gli altri sono in corso di redazione o di adozione da parte dellassessorato regionale ai Beni culturali e ambientali e dalle Soprintendenze. Secondo: le linee guida del Piano territoriale paesistico regionale dovrebbero essere recepite dai Prg nellatto di redazione di questi stessi e spesso tale atto non viene effettuato in sede di pianificazione comunale, omettendo quindi la prescrizione sovra-locale e con disattenzione alla pianificazione dellambiente e del paesaggio, oltre che con unimperfetta e incoerente pianificazione del territorio a livello sistematico. Terzo: si attende ancora una vera legge di riforma urbanistica, dopo la bocciatura di quella proposta due anni addietro. Con il nuovo quadro normativo bisogna ridare centralità ai Comuni, magari introducendo una innovativa pianificazione strutturale, e garantire il concerto e lintegrazione con la pianificazione paesaggistica esistente. Ciò significa abbandonare finalmente lassenza di dialogo e di confronto, nella redazione degli strumenti di pianificazione e nelle politiche del territorio, tra gli assessorati regionali al Territorio e ai Beni culturali (con i propri sottocomponenti e uffici tecnici di pertinenza). E scegliere una convergenza per la pianificazione territoriale complessiva paesaggistica e urbanistica mediante tavoli di condivisione e sussidiarietà tra i diversi livelli di amministrazione. Quarto: la non attenta gestione e corretta comunicazione di strumenti finalizzati alla maggiore tutela del patrimonio culturale, come la Relazione paesaggistica prevista dal Codice dei Beni culturali 422004, articolo 146 comma 3. Individuati questi principali ordini di impasse, si arriva ad alcune conclusioni e in particolare una per tutte: siamo molto "lenti" sulla pianificazione urbanistica e paesaggistica rispetto ad altre regioni, siamo lenti su quella pianificazione che garantisce la qualità del territorio e la qualità della vita degli abitanti individuando i beni meritevoli di essere protetti, definendo le regole che le trasformazioni e gli usi devono rispettare. Per di più siamo spesso assenti nella gestione di quei pochi strumenti validi, vigenti (si veda la vicenda del Prusst Eolie che nega il Piano paesaggistico, pure sottoscritto dallUnesco). Occorre allora accelerare i tempi di completamento delle redazioni in corso dei vari strumenti urbanistici e paesaggistici e avviare celermente un Piano territoriale di coordinamento regionale (già più volte avviato dalla Regione ma mai portato a compimento) che raggruppi tutti gli aspetti paesaggistici e urbanistici, superando difficoltà di gestione e di progetto del territorio, e che accomuni le competenze istituzionali di settore, avviando un progetto concertato con una "visione territoriale" complessiva. Si deve svoltare e cambiare registro nelle politiche territoriali e nelle relazioni tra sviluppo e paesaggio, se si ha la cultura e la consapevolezza necessaria. In tal senso lo spunto lo offrono le Regioni vicine, come la Calabria che ha di recente avviato la redazione del Quadro territoriale regionale (Qtr) per la pianificazione urbanistica e paesaggistica. In attesa di questa auspicata conversione, con le evidenti smagliature, da parte nostra sarà sempre più necessario essere attivi nella continua difesa e proposta di tutela del paesaggio e del territorio dellIsola, nel difendere la "bellezza" di cui alcuni sembra si ricordino solo in brevi istanti di lucidità. Continueremo a difendere lambiente e a proporre azioni positive di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio.
SICILIA - Cemento e degrado dal Belice alle Eolie la Sicilia "maglia nera" del paesaggio
La Sicilia è caratterizzata da un degrado ambientale e paesaggistico, dovuto a una inefficace politica paesaggistica e territoriale. Le aree più pregevoli dell'isola sono soggette a scempi e intenzioni di "graffio" al paesaggio, come le trivellazioni in Val di Noto e le mega-speculazioni edilizie nella piana di Catania. Le associazioni ambientaliste sono impegnate in contrasti locali dovuti alla noncuranza, alla speculazione, alla rendita privata e alla cattiva gestione del territorio. La questione territorio e paesaggio in Sicilia è un tema aperto, poiché la struttura normativa di pianificazione del paesaggio è debole e non pienamente efficiente.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo