Non importa che al Governo ci fosse Romano Prodi o Silvio Berlusconi. Né che, alla guida della Regione Piemonte, si trovasse Enzo Ghigo o Mercedes Bresso. E, ai Beni culturali, Walter Veltroni o Giuliano Urbani. Tanto meno che, nell'ufficio del sindaco di Venaria Reale, vicino a Torino, si avvicendassero i meno noti Giuseppe Catania e Nicola Pollari. Per una volta, negli ultimi dieci anni il naturale alternarsi di diverse compagini politiche, in sede nazionale e regionale, non ha comportato, in quel tessuto ricchissimo ma spesso lacerato che è il nostro patrimonio culturale, la patologica interruzione del recupero di uno dei luoghi più belli d'Italia. Dopo un restauro iniziato nel 1996, oggi alle 17,30 si terrà infatti la cerimonia ufficiale di inaugurazione della reggia di Venaria Reale, che sarà aperta alle visite del pubblico da domani mattina. La reggia è uno degli esempi più importanti dell'architettura e dell'arte barocca di Sei e Settecento. Qui, su impulso iniziale nel 1663 di Carlo Emanuele II di Savoia, hanno lavorato Amedeo di Castellamonte, Michelangelo Garove, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri. Il risultato fu un complesso unico, in cui la corte sabauda si innestava nell'immenso parco della Mandria e disponeva di giardini meravigliosi. L'intervento è stato radicale. «Non si tratta soltanto di un caso di restauro, ma in un certo senso di reinvenzione». Non ha paura di utilizzare questa espressione Mercedes Bresso: «Era un'opera incompiuta e se-midistrutta. Non bastava una semplice opera di ristrutturazione. Bisognava fare un lavoro di ricostruzione inventando materiali, metodi e risultati». Dopo l'occupazione nel 1796 da parte dei soldati di Napoleone, questo complesso ha sperimentato di tutto: in alcuni periodi la trasformazione in caserma, quindi il saccheggio della seconda guerra mondiale quando tutte le suppellettili vengono razziate, infine la riduzione, negli anni Cinquanta, delle sue stanze e delle sue scuderie ad abitazioni di fortuna per gli immigrati dal Sud e dal Triveneto. Insomma, una struttura terribilmente segnata dalla storia che sembrava difficilmente recuperabile per i canoni di efficienza italiani. Invece è andata diversamente. Presa la decisione di provare a fare rivivere questo luogo di ozi e di piaceri, di amori e di battute di caccia, la politica e la cultura italiane hanno evitato cadute autolesionistiche. Ogni tassello è andato al posto giusto. Le autorizzazioni formali non si sono a un certo punto «incartate». Non hanno litigato Alberto Vanelli, dirigente dalla Regione, e Francesco Pernice, direttore della Soprintendenza, incaricati dell'attuazione. Niente intoppi per il lavoro compiuto nei sessanta cantieri da 1.200 fra restauratori, ingegneri, falegnami, muratori, stuccatori e perfino idraulici. Il problema dei soldi pubblici, alla fine, non è stato un problema: in tutto servivano 200 milioni di euro, che sono arrivati. Di questi fondi, 75 milioni sono stati messi a disposizione dall'Unione europeaper lenire quel declino produttivo che oggi, il Piemonte, ha in parte risolto puntando sul terziario avanzato. Questo pomeriggio oltre ai rappresentanti del governo locale, ci saranno Walter Veltroni, che dieci anni fa diede la prima spinta all'iniziativa, il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, Cesare Damiano, già segretario della Camera del lavoro di Torino e oggi responsabile del dicastero del Lavoro, Piero Fassino e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino. Inoltre, in una giornata insieme culturale e mondana, sono annunciati, fra gli altri, il presidente uscente della Compagnia di San Paolo Franzo Grande Stevens, il numero uno dell'lfil Gianluigi Gabetti, il presidente del Consiglio di gestione di Intesa-Sanpaolo Enrico Salza, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e 1o scrittore Alain Elkann, che a Torino guida la Fondazione del Museo Egizio. Nei giardini, che peraltro sono riaperti da qual che tempo, e nelle sale ornate dalle 450 opere sulla dinastia sabauda giunte dai musei di tutto i1 mondo con la regia di Cesare Annibaldi, faranno la loro comparsa anche Vittorio Emanuele e Marina di Savoia, che saranno accompagnati da Emanuele Filiberto. «Per noi sarà una giornata densa di emozioni - ha dichiarato Emanuele Filiberto -. È un onore partecipare a questo evento. Ora questa reggia non sarà più di Casa Savoia, ma di tutti gli italiani». Per aggiungere gusto a un evento che dimostra come la Torino della nuova cultura abbia scoperto una vena di divertimento e di brillantezza leggera, all'inaugurazione dovrebbero esserci anche l'attrice Martina Stella, Luciana Littizzetto e Piero Chiambretti, che hanno partecipato alla realizzazione delle installazioni multimediali e dei filmati con cui il regista Peter Greenaway ha fatto rivivere le piccole e grandi cose, della vita di corte: le cucine e le scuderie, i saloni per i ricevimenti e gli studioli, le stanze più segrete.