Manrico Nicolai fa i conti delle nuove strutture alte non più di due metri e mezzo -------------------------------------------------------------------------------- Dai tre piani degli attuali 18 metri, ad un'altezza di due, massimo due metri e mezzo. Dal cemento in riva al lago, al metallo, decisamente più leggero. Da "contenitori" di una gran quantità di apparecchiature necessarie al teatro, a semplici luoghi per il passaggio dei cavi elettrici. Cosa cambierà per il nuovo teatro della lirica con l'abbattimento di due delle quattro torri sceniche lo spiega il presidente della Fondazione Festival pucciniano, Manrico Nicolai. Che fornisce anche i primi conti dei costi. Costo zero. Abbattere, come da accordo raggiunto al ministero dei beni culturali, alla fine costerà «circa 6mila-7mila euro». Come è possibile, lo spiega ancora Nicolai: «Considerando che avevamo bloccato la lavorazione delle torri, che la demolizione avverrà per imbrago e segagione, operazione alla quale va aggiunto lo smaltimento dei materiali, e che la costosa ricopertura in legno è stata accantonata anche per le due che rimarranno in piedi, ecco che alla fine demoliamo quasi a costo zero». Non andrà in rosso - assicura Nicolai - il bilancio per la costruzione del teatro neanche calcolando quanto sarà necessario spendere per le nuove strutture metalliche. Per le quali, però, ancora la Fondazione non dispone di un preventivo. A occuparsi del nuovo look del teatro in riva al lago sarà ancora l'architetto Ettore Piras, ennesima mano che si è aggiunta nella lunga gestazione della struttura dedicata a Giacomo Puccini, che ha realizzato modifiche al progetto iniziale per un compenso di 200mila euro (al dicembre scorso). La funzionalità. Al di là dei conti, però, c'è un'altra questione di cui si è molto parlato tutte le volte che, nel corso degli ultimi mesi, si sono contrapposti i fronti dei favorevoli e contrari al teatro comprensivo di torri in cemento armato: quella della funzionalità scenica. Che sembrava messa in discussione da quanti chiedevano a gran voce di alleggerire il volto del nuovo teatro. A chiare le cose come stanno, è ancora il presidente Nicolai. E tutto sembra meno difficile di quel che si era ipotizzato: «All'interno delle torri in cemento armato e sviluppate su tre piani - ricorda Nicolai - dovevano trovare posto montacarichi, rimessaggio, centrali elettriche, i piani di comando di luci, diner e computer». In quelle di metallo, invece, la cui altezza potrà variare «da due metri a due mezzo, a seconda del tipo di scala» troveranno posto solo i cavi e poco più: «I piani comandi saranno sotto le torri, dove sarà installato un monitor per vedere cosa accade in palcoscenico, mentre per il magazzinaggio si troverà un'altra collocazione». I tempi. La Fondazione - ricorda Nicolai - aspetta «un'indicazione formale» da portale alla Conferenza dei servizi. Lo stesso organismo che ha autorizzato la modifica della misura delle due torri lato lago, inizialmente più basse delle altre, portandole tutte a 18 metri di altezza. «In quell'occasione - conclude il presidente - chiuderemo anche tutta la partita dei colori del teatro». Paternità. L'ultima battuta Nicolai la lascia per la ricerca di paternità di una realizzazione che oggi sembra figlia di nessuno: «In quanto presidente dell'ente principalmente interessato, me ne assumo la paternità. Anche se non le ho certo disegnate io...».