MILANO La storia di un quadro si intreccia alla Storia del ventesimo secolo con l'orrore dell'Olocausto, le figure di Goering e Ciano e la sinistra «Odessa» a fare da sfondo alla contesa sulla sua proprietà tra una famiglia ebrea anglofrancese e un collezionista italiano. La «Ballerina spagnola», olio su tela (70 per 60) di Giovanni Boldini (1841-1931), valore intorno a due milioni di euro, è ora custodita a Ferrara. Non rimarrà a lungo nel museo dedicato all'artista dalla sua città natale. Dopo 18 anni di controversie, il giudice milanese Alessandra Cerreti lo ha dissequestrato. Tornerà al 93enne collezionista bolognese che, secondo la legge, ne è il proprietario. Per ora. Anita de la Feria danzava vorticosamente mentre Giovanni Boldini la osservava rapito seduto al tavolo di un tabarin. Era una sera del 1900 e il più conteso ritrattista del bel mondo parigino non trovò di meglio che il foulard del suo taschino per fissare lì per lì in un bozzetto i tratti della spagnola che si inchinava al suo pubblico. Ne venne fuori uno dei tanti capolavori della prolifica attività del pittore. Nel 1922 il quadro passò dalle mani di un amico di Boldini a quelle di Nathan Wildestein, un mercante d'arte parigino di religione ebraica che otto anni dopo lo regalerà, insieme al castello che lo conteneva, al nipote Daniel che compiva 13 anni, età in cui i ragazzi ebrei diventano religiosamente adulti. L'invasione tedesca della Francia nella Seconda guerra mondiale e la persecuzione degli ebrei costrinsero i Wildestein a rifugiarsi, nel 1941, a New York mentre le SS razziavano i loro beni. Compresa la «Danseuse», che nel 1942 sarà venduta dal commissariato generale delle questioni ebraiche a un mercante parigino. Fin qui la ricostruzione storica dei fatti. Dopo, nulla è più certo. Le tracce del dipinto si perdono per quasi mezzo secolo e la vicenda entra nella leggenda. La versione che segue è stata ricostruita in lunghi anni di indagine dai Wildestein, i quali dopo la guerra sono tornati ai fasti di un tempo assestandosi tra i primi mercanti d'arte del mondo. Secondo le loro investigazioni, la «Ballerina spagnola» finì nelle mani del ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop e poi in quelle del potentissimo maresciallo Hermann Goering, trai principali responsabili delle razzie di opere d'arte in Francia. Goering avrebbe regalato il Boldini a Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri e genero di Mussolini. Dopo la fucilazione di Ciano nel '44 per il «tradimento» dell'ordine del giorno Grandi del 25 luglio 1943, con il quale il Gran consiglio fascista aveva fatto cadere il duce, il quadro sparisce. Un lungo periodo di oblio in cui, però, sarebbe passato di mano più di una volta. Riappare ufficialmente nel 1989 a Milano alla Permanente esposto in una mostra sull'opera di Giovanni Boldini da Luigi Pazzagli. Quando se ne accorgono, i Wildestein si rivolgono alla magistratura. Il pm milanese Giulio Benedetti sequestra l'opera ipotizzando la ricettazione e la tela viene affidata in custodia al museo di Ferrara. Benedetti si muove in tutte le direzioni, fa esaminare il quadro alla ricerca di una «W» che, dicono i commercianti anglofrancesi, i tedeschi avrebbero stampato sul retro della tela. Ma l'iniziale dei Wildestein non viene trovata. Girano anche voci secondo le quali i soldi ottenuti dalla prima vendita della «Danseuse» nell'immediato dopoguerra avrebbero finanziato «Odessa», l'organizzazione segreta di ex SS creata per aiutare i nazisti a riparare all'estero. Alla fine, Benedetti deve chiedere l'archiviazione delle accuse mosse a Pazzagli, difeso dall'avvocato Livio Lamberti Bocconi. «Il tempo e i disastri del nazismo hanno purtroppo cancellato alcuni passaggi importanti», spiega l'avvocato Federico Sinicato, legale dei commercianti nella vicenda penale. Nel 2004 i Wildestein perdono in Cassazione anche la causa civile sulla proprietà. Restava ancora il sequestro. Prima di pronunciarsi, il giudice dell'esecuzione Cerreti ha invitato la soprintendenza di Milano a chiarire se il quadro fosse protetto da un decreto luogotenenziale del 1946 che tutela i beni razziati agli ebrei. Nessuna risposta, e il giudice ha dissequestrato. Ora il quadro è «libero». C'è chi dice che sarebbe già stato venduto. Ancora una volta.