Dalle stelle, alle stalle (in senso letterale) e di nuovo alle stelle, È questo il destino della reggia di Venaria, nella periferia di Torino, nata come residenza di caccia di casa Savoia. Un susseguirsi di eventi lungo 350 anni, dagli splendori di Carlo Emanuele II e di Vittorio Amedeo 11 e dei grandi architetti, tra cui Michelangelo Garove e Filippo Juvara che hanno assecondato la voglia di grandezza della casata , alla presenza dei militari : 2000 cavalli e 6000 soldati per 120 anni, dal 1830 fino al 1950. Poi il complesso è stato a lungo disabitato e rischiava di crollare sotto il peso dell'incuria e del vandalismo. Tanto da spingere alcuni amministratori locali (negli anni '60 e'70) ad avanzare la proposta di demolirlo per costruire case popolari, prima, e un eliporto poi. E ora, dopo dieci anni di restauri (con una spesa di circa 200 milioni di euro, senza sforare né tempi né budget), sta per riaprire, questa volta non per i soli nobili, la corte e i loro servitori, ma per migliaia di visitatori, orgoglioso del titolo di «patrimonio dell'umanità» dato dall'Unesco. Spiega l'inge-gner Francesco Pernice, Soprintendente per i Beni Architettonici e per il Paesaggio: «11 restauro è stato lungo e laborioso: abbiamo avuto in cantiere anche ottocento operai, cinque imprese oltre a numerose ditte subappaltatrici». Solo nella chiesa di Sant'Uberto è stato necessario realizzare 160 dime per riportare allo splendore originario i fregi e gli stucchi». Alla vigilia dell'inaugurazione si lavora alacremente per abbassare di 65 centimetri il livello della piazza ed equipararlo a quello delle sale del museo. «Questo palazzo sarà di massima fruibilità per i disabili e vogliamo evitare rampe antiestetiche. Ci siamo dovuti inventare nuove tecnologie in modo da contenere i costi dell'intervento: per lavorare sui soffitti delle enormi sale potevamo utilizzare un ponteggio che coprisse tutta la superficie, ma abbiamo scelto un sistema con una struttura a ponte montata su rotaie. Il risultato? Trentamila euro contro i 150 mila del vecchio sistema». «Il complesso della Venaria Reale è un unicum ambientale-architettonicoaggiunge Alberto Vanelli, responsabile della struttura flessibile La Venaria Reale . L'obiettivo è creare uno luogo di svago secondo i nuovi canoni dell'"arte di vivere": accanto a mostre e spettacoli, natura, sport, enogastronomia». Ma la vittoria più importante del risanamento della Reggia è stato il «risveglio» del borgo: «Stanno tornando le botteghe artigiane, le case vengono restaurate dice Cesare Annibaldi, presidente del castello di Rivoli; cui è stata affidata l'organizzazione della mostra . Insomma, Venaria non è già più anonimo hinterland torinese». Si incomincia con un'esposizione che racconta come l'antichissima dinastia dei Savoia, inizialmente signora di un piccolo territorio sulle Alpi, sia riuscita grazie a sovrani come Emanuele Filiberto, Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III, a creare uno Stato europeo di media dimensione, di come abbia abilmente sfruttato le sue capacità militari per elevarsi a un rango internazionale sino a divenire un regno. «In particolare ci concentriamo sulle vicende fino al 1830 prosegue Annibaldi . E si badi bene di non confondere i Savoia di allora con quelli che riempiono le cronache odierne: i Savoia "moderni" appartengono al ramo Carignano ed entrano in scena molto più tardi». La mostra, intitolata «La Reggia di Venaria e i Savoia. Arte, magnificenza e storia di una corte europea» si snoda lungo un itinerario di un chilometro e mezzo in 50 sale e 18 sezioni e può contare su oltre 450 reperti tra dipinti, documenti, mappe, suppellettili, opere d'arte. Spettacolari il salone di Diana che ritrova 17 dei 20 dipinti originali, gli appartamenti privati dei Savoia, ma anche gli abiti di carta realizzati dall'artista belga Isabelle de Borchgraye che fanno rivivere in maniera inconsueta i fasti e la quotidianità della vita di corte. Per avvicinare maggiormente i visitatori al periodo e allo «spirito» della Reggia, il regista Peter Greenaway ha curato cinque allestimenti, un complesso sistema di proiezioni in undici stanze con figure settecentesche che ripopolano gli spazi e raccontano allo spettatore il loro punto di vista sulla vita di quel periodo. E dopo la mostra? «Nel 2008 abbiamo in programma di inaugurare altri venti ettari di giardini ed entro il 2009 saranno conclusi i restauri della Citroniera e della Scuderia Grande, che potrà ospitare mostre internazionali». Ma Venaria ha anche altre ambizioni: diventare un'importante polo nazionale per il restauro. «Negli ottomila metri quadri delle scuderie ospitiamo il Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale", nato nel marzo 2005 che ha già salvato dalla dispersione decine di reperti pregiati della reggia. Inoltre il centro mette a disposizione di altri musei il proprio know-how. Recuperiamo opere d'arte in cambio della loro esposizione nella reggia per un certo periodo di tempo». Insomma, quell'atmosfera operosa, ma senza troppi clamori che ha sempre contraddistinto Torino e si è rivelata in modo evidente dopo le Olimpiadi, ha coinvolto anche a Venaria Reale.