Ieri la risposta del ministro Roberto Castelli all'interrogazione a risposta immediata, question-time presentata dal deputato della Margherita, Andrea Colasio. «Il Castello Carrarese - ha detto il ministro - è nell'elenco delle strutture poste in permuta per realizzare nuovi istituti penitenziari destinati a sostituire quelli da chiudere in quanto non più idonei». Il Castello è in vendita. «Il ministro lo considera una vecchia prigione perché fino al 1991 - dice Colasio - è stato sede della Casa di Pena» «Si tratta, invece, di un pezzo prezioso e importante della storia della città: roccaforte di Ezzelino, palazzo dei Carraresi, i signori di Padova, carico di storia, splendido per architettura, con affreschi di pregio del Guariento, con spazi storici che il tempo e l'incuria stanno cancellando per sempre». «Ieri, quando si è presentato il ministro in persona, dal momento che in occasioni di questi confronti è sempre il sottosegretario a rispondere in sua vece - continua il deputato padovano - ho capito che la decisione sarebbe stata grave e senza appello. Ho protestato e mi sono sentito rispondere che il Castello non è proprietà della comunità padovana, ma compete al Ministero. Questo è il colmo per un ministro della Lega, questo è uno schiaffo alla città, un saccheggio della sua identità culturale». «Comunque - ha detto Castelli - se il Comune vuol comprare il complesso carrarese può farlo. Le procedure di dismissione saranno in ogni caso concordate con l'ente loca-le». L'attivazione di questa procedura di permuta ha il conforto della legge. La prevede l'articolo 6 della 259 del 14 novembre 2002 che converte il decreto di settembre "Misure urgenti per razionalizzare l'amministrazione della giustizia". «Il 9 aprile 2003 - ha ricordato Castelli - abbiamo sospeso l'iter della dismissione del Castello Carrarese, in seguito alla costituzione della "Patrimonio spa", società contollata dal Tesoro, creata allo scopo di valorizzare il patrimonio dello Stato. Successivamente si è costituita un'altra società, la "Dike Aedifica", controllata dalla Patrimonio spa. Quest'ultima ha, tra l'altro, il compito di contribuire allo sviluppo del sistema carcerario utilizzando l'edilizia penitenziaria storica quale leva di finanziamento per le infrastrutture carcerarie moderne, riducendo così anche gli oneri a carico della finanza pubblica». «Trovo questa situazione allucinante - dice Colasio - anche alla luce degli accordi presi con il Ministro dei beni e delle attività culturali, Giuliano Urbani, con lo stanziamento di 8 miliardi di vecchie lire che irrobustiscono il contributo di 2 miliardi da parte della Fondazione Cariparo, consentendo un primo avvio degli interventi di restauro. Vendere il Castello, infatti, sarebbe come vendere la Sala della Ragione perché, nel medioevo, era un tribunale, destinando il ricavato alla costruzione di nuovi palazzi di giustizia». Dice Filippo Ascierto, deputato di An: «Il Tesoro ha avuto, per legge, il mandato di rastrellare questi beni patrimoniali in un processo di cartolarizzazione per finanziare le nuove carceri. Questa disposizione è arrivata in mezzo al guado delle trattative tra Grazia e Giustizia e Beni Culturali. Bisogna far capire al Tesoro che il Castello fa parte del patrimonio storico-artistico della città e non può essere venduto a terzi e con quale destinazione d'uso, poi, dal momento che il privato non può prescindere dal profitto? Comunque, se il bene dovesse essere alienato, cosa a cui mi opporrò con tutte le mie forze, nessuno speri di farne oggetto di speculazioni. La Soprintendenza richiederà il restauro e il Castello dovrà essere aperto alla città».