L'invasione delle bancarelle nella città dei monumenti e dei palazzi storici? Nessuno la può fermare, al massimo la si può arginare, dimagrire. Spiega Luciano Marchetti, direttore regionale dei Beni-culturali: «Eliminarle dall'oggi al domani è impossibile, una serie di diritti acquisiti impediscono qualsia-si tipo di intervento di questo tipo». Aggiunge il sovrintendente Eugenio La Rocca: «Ci sono aree in cui la situazione è divenuta imbarazzante, pensiamo a via dei Fori Imperiali. Però c'è un piano per uniformare tutti i banchi di vendita, quanto meno per renderli più gradevoli». E se in via del Corso c'è un banchetto o un furgoncino quasi ad ogni traversa, la direzione regionale dei Beni Culturali sta preparando una serie di decreti per tentare di regolamentare e proibire la presenza di bancarelle in alcune zone di pregio. Ma c'è sempre la spada di Damocle del ricorso al Tar. «Bancarelle? Non possiamo toccarle» Marchetti, direttore Beni culturali: «L'unica è ridimensionarle, presto un piano» Vorremmo vedere Roma senza le megabancarelle (regolari) che circondano anche Fontana di Trevi e assediano via del Corso. Ma dice Eugenio La Rocca, sovrintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma: «Non è facile intervenire, anzi è parecchio complicato. Perché ci troviamo di fronte a una serie di diritti acquisiti negli anni». Vorremmo capire come sia possibile che un camioncino ricoperto da birre, noci di cocco e Bacardi Breezer (o anche quello che vende magliette della Roma) possa intrufolarsi in via del Corso senza che nessuno possa dirgli nulla. Come mai la bancarella chiassosa di souvenir possa oscurare l'Arco di Augusto, quando invece il comune cittadino che voglia spostare una matita in centro storico ogni volta è giustamente sottoposto a una serie di vincoli e lacciuoli delle diverse sovrintendenze. «Purtroppo è così - racconta l'ingegnere Luciano Marchetti, direttore dei Beni culturali del Lazio -: anche solo spostare una di quelle bancarelle che vediamo ogni giorno a ridosso dei monumenti di Roma è assai complicato. Non possiamo eliminarle, al massimo possiamo ridimensionarle». Vorremmo potere fare una fo-tografiaal Colosseo senza riservare un angolo anche al camion bar che vende bottigliette di acqua minerale. «Ma a me non preoccupa tanto - aveva spiegato in passato Angelo Bottini, sovrintendente archeologico di Roma- che si vendano bottiglie di acqua minerale, piuttosto che la vista del Colosseo sia oscurata da un vistoso camion bar». Mentre a Fontana di Trevi piuttosto che in via del Corso, in via dei Fori Imperiali o attorno al Pantheon dominano i "signori delle bancarelle", Roma ora tenta di correre ai ripari, per la serie non è mai troppo tardi. Tutto è cominciato qualche mese fa, quando anche il Campidoglio si accorge che il centro storico di Roma non può più essere terra di conquista per bancarelle, camion bar, furgoncini che vendono magliette o borse. Se a questo aggiungiamo la presenza massiccia di venditori irregolari, il cuore della Capitale ogni giorno offre l'immagine di qualche mercato sterminato di una metropoli del Sud Est asiatico. Non è bello. A un vertice, coordinato dal direttore regionale dei Beni Culturali Luciano Marchetti, con i rappresentanti delle sovrintendenze e dell'assessorato comunale al Commercio, viene deciso di correre ai ripari. La linea decisa è così sintetizzata: visto che le centinaia di licenze - da quelle degli artisti ai venditori di mercé varia a quelli di generi alimentari - sono spesso inattaccabili perché rappresentano un diritto acquisito, dobbiamo trattare con le categorie. Altrimenti basta un ricorso al Tar, come avvenuto in passato, per fare fallire l'operazione decoro. «Il problema - ricorda il sovrintendente La Rocca - è sempre quello della legge regionale che ti impone di offrire al venditore che mandi via un posto altrettanto importante. Così cosa risolvi? Semplicemente sposti il problema». «Per questo - ricorda l'ingegner Marchetti- abbiamo puntato su tre azioni. La prima è quella ci convincere tutti i venditori dì dotarsi di un "banchetto tipo". Abbiamo fatto un concorso e scelto la struttura più accettabile. Per i camion bar, invece, nessuna proposta ci è apparsa soddisfacente. Ma comunque agli operatori chiederemo di ridurre le dimensioni dei furgoni». Insomma: non possiamo cacciarli, imporremo loro una cura dimagrante. «Un'altra misura - racconta ancora Marchetti -sarà quella di delimitare con segni le aree in cui questi venditori possono operare. Anche questo è un modo per evitare che vadano oltre agli spazi assegnati». Ma torna la domanda: davvero non c'è una strada per evitare che alcune aree pregiate siano salvate dal bazar? «In effetti gli strumenti esisterebbero -spiega il sovrintendente La Rocca - ed è la legge Galasso che tutela le aree di pregio». E su questo si sta lavorando: la direzione regionale dei Beni culturali sta preparando una serie di decreti, di provvedimenti, per liberare alcune zone importanti dalle bancarelle. Aggiunge La Rocca: «Ci sono alcune aree in cui la situazione è particolarmente grave, pensiamo a cosa sta succedendo in via dei Fori Imperiali o attorno al Colosseo. Un'altra piazza che dovremmo poter liberare dai venditori sia pure regolari, è quella della Fontana di Trevi. Ci stiamo muovendo però con attenzione e magari in accordo con le categorie...». Anche perché poi arriva il Tar e cancella ogni buono proposito. «Ma alle spalle abbiamo anche esempi positivi - tenta di seminare ottimismo La Rocca - pensiamo a quanto di buona è stato fatto rinnovando le edicole dei giornali».
Roma. Ambulanti all'assalto. Neanche le soprintendenze riescono a fermarli
Il direttore regionale dei Beni culturali Luciano Marchetti e il sovrintendente Eugenio La Rocca spiegano come Roma stia lottando per ridurre il numero di bancarelle nella città dei monumenti e dei palazzi storici. Marchetti spiega che è impossibile eliminare le bancarelle dall'oggi al domani, ma si può ridimensionarle. La Rocca aggiunge che ci sono aree in cui la situazione è divenuta imbarazzante, come via dei Fori Imperiali. Il comune di Roma sta lavorando per uniformare tutti i banchi di vendita e per regolamentare la presenza di bancarelle in alcune zone di pregio.
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