E' nella Reggia di Venaria che i Savoia divennero Re. Qui, nel 1713, Vittorio Amedeo II fu proclamato Re di Sicilia, il 21 settembre. Scelse lo stesso giorno in cui Carlo Emanuele II aveva fondato la dimora. La data, indicata due volte dalla storia, era stata fissata anche per l'imminente nuova inaugurazione. Ma nel giugno scorso venne disdetta, come ricorda Mario Turetta, direttore generale al ministero dei Beni culturali. Il rinvio ha più spiegazioni. «I lavori avevano ancora bisogno di tempo». Si affannano a concluderli tutt'ora. E diverse autorità avevano altro da fare. La Presidente della Regione Mercedes Bresso per il 21 settembre aveva in agenda di andare a Bra, come ha fatto, per inaugurare «Cheese», la rassegna del formaggio. qui che i restauri, guidati dai soprintendenti Pernice e Spantigati, con la direzione di Maria Carla Visconti, concludono il recupero dei regi appartamenti ideato da Elena Buonfrate, con Roberto Vincenzi, Mimmo Chissotti e Marcello Durbano. Vi hanno messo mano Maurizio Ottaviano e Cristina Arlotto. E' un discorso che si manifesta dopo la Sala di Diana, negli ambienti di Garove. S'annunciano con il trionfo di stucchi che nella «sala dei valletti» presenta sei grandi cornici a «fagiolo», fra i trofei d' armi sabaude e quattro telamoni creati nel 1730 dallo scultore Tantardini. Arlotto ha ricomposto il loro ricco ordito in un ambiente che aveva patito crolli. Seguono la camera «dei valletti a piedi» che ospitava non a caso i ritratti dei Re d'Inghilterra. Poi ecco la Camera dei paggi, un tempo ricca di ritratti di Re di Francia. Ma è nella camera da letto di Anna d'Orleans, moglie di Vittorio Amedeo, che il restauro riscatta un soffitto di stucchi violetti, con putti a fondo verde acqua. La camera nuziale di Anna e Vittorio Amedeo riappare invece come un pergolato, scolpito da Pietro Somasso. Segue il Gabinetto, con due volte sovrapposte. La più antica s'affaccia da un varco in quella postuma. La fuga d'ambienti procede fino oltre la Galleria Grande, dove Alfieri e Juvarra propongono camere monumentali, ma con stucchi più lineari, ben ripresi da Ottaviano. Lo spettacolo trionfa nelle auree volute dei «gabinetti cinesi», privati dell'arredo. A fine Settecento venne portato a Moncalieri. Di qui fu trasferito al Quirinale. Roma lo restituirà mai?