La Lega che vota insieme con l'Ulivo, il governo che va sotto sull'emendamento che introduce il silenzio-assenso per la vendita dei beni culturali e su quello proposto da An che rende più severo il condono edilizio. Mentre Berlusconi che annuncia il ricorso al voto di fiducia sul decretone fiscale. Una mossa che Alleanza nazionale non gradisce per niente: «È uno strumento pericoloso se viene utilizzato per superare questioni reali su cui la maggioranza non ha trovato l'intesa», avverte il portavoce del partito di Fini, Mario Landolfi. Cronaca di un'altra giornata al cardiopalma per il centrodestra. A Palazzo Madama si comincia di buon mattino, con l'ennesimo vertice dei capigruppo della Casa delle libertà in commissione Bilancio. Sul tavolo i temi più spinosi del decreto fiscale. Ovvero: beni culturali, Cassa depositi e prestiti, condono edilizio, vendita degli alloggi dei militari, servizi pubblici gestiti dagli enti locali. Il relatore di maggioranza, Ivo Tarolli, ce la mette tutta per trovare un'intesa proponendo una versione più soft del provvedimento più discusso, quello sul «silenzio-assenso» per la vendita dei beni culturali. Il testo ora prevede 120 giorni per ottenere l'eventuale il via libera delle sovrintendenze. Con un ulteriore paletto: superato questo termine l'ultima parola passa al ministero dei Beni culturali. Ma è tutto inutile. Si va al voto senza un accordo. Le cose si mettono subito male per l'esecutivo. Il governo prima scivola su un emendamento che riguarda gli artigiani. Poi, viene battuto proprio sull'introduzione del principio del silenzio-assenso per la vendita dei beni culturali. Per la verità l'emendamento porta la firma del relatore di maggioranza, Ivo Tarolli. Ma, nel giorni scorsi, lo stesso Tarolli aveva rivelato che la modifica era stata proposta dal ministero dell'Economia. Fatto sta che, in Commissione, incassa il voto contrario non solo il sub-emendamento che introduce il silenzio assenso ma anche l'emendamento sul quale Tarolli aveva lavorato l'intera giornata. E, il tutto, grazie a un'insolita alleanza fra Lega e Ulivo. I lavori della Commissione registrano una pausa, mentre la maggioranza cerca di ricompattarsi in vista dei capitoli più complicati del decretone, come quello relativo al condono edilizio e alla Cassa depositi e prestiti. È a questo punto che, da Strasburgo, si fa sentire il presidente del Consiglio. Prima difende Tremonti: «Le deleghe vanno bene così». Poi annuncia la fiducia sul decretone: «La maggioranza ha dato prova di compattezza su questioni importantissime. Certo, su cose molto meno importanti, che in certi casi sono quisquilie - spiega Berlusconi - c'è dialettica. Ma, ponendo la questione di fiducia sul decretone cadranno tutti questi emendamenti». Parole che non piacciono per niente ad Alleanza nazionale. «Porre la fiducia contro l'ostruzionismo dell'opposizione è in alcuni casi perfino doveroso - sentenzia il portavoce del partito, Mario Landolfi - ma farlo quando la maggioranza non ha ancora trovato un punto d'intesa può essere molto pericoloso. Soprattutto quando, come per la Cassa depositi e prestiti, se prevale la ragionevolezza e vengono accantonate incomprensibili rigidità è oggettivamente semplice trovare un accordo». Sulla stessa linea anche l'Udc. Il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, avverte: «La fiducia va usata con estrema prudenza e il governo deve essere rispettoso del Parlamento». Che cosa succederà a questo punto? In commissione Bilancio il voto è continuato fino a tarda notte per licenziare il testo del decretone. E non sono mancate soprese. È passato l'emendamento targato An che fissa riferisce il tetto dei 750 metri cubi all'intero edificio e non alla singola unità immobiliare. Ma ora la battaglia si sposta in Aula. Sarà proprio qui che il governo giocherà la carta della fiducia. Accompagnata da un maxi-emendamento che dovrebbe raccogliere le modifiche più importanti presentate dai partiti del centrodestra.
Condono e beni culturali, governo battuto
Il governo ha votato insieme con l'Ulivo un emendamento che introduce il silenzio-assenso per la vendita dei beni culturali. Il governo ha anche proposto un maxi-emendamento che dovrebbe raccogliere le modifiche più importanti presentate dai partiti del centrodestra. Il governo ha deciso di ricorrere al voto di fiducia sul decretone fiscale, che include queste modifiche. L'Alleanza nazionale non gradisce questa mossa e avverte che potrebbe essere pericolosa se utilizzata per superare questioni reali su cui la maggioranza non ha trovato l'intesa. Il governo ha anche proposto un emendamento che fissa un tetto dei 750 metri cubi all'intero edificio e non alla singola unità immobiliare.
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