-------------------------------------------------------------------------------- Prima degli acuti delle ugole e prima delle sinfonie delle orchestre, arriverà una musica più prosaica: quella della dinamite. Le due torri lato lago andranno giù, demolite: l'ha disposto il ministero dei beni culturali. Dopo questa notizia, che chiude un capitolo di polemiche sul cantiere del nuovo teatro, abbiamo cercato reazioni e commenti; e abbiamo scoperto un caso di che meriterebbe l'intervento dei Ris, o degli esperti del telefilm americano Csi. Cioè le unità scientifiche che si occupano di indagini sul Dna. È una ricerca di paternità e maternità perché quelle due torri sono figlie di nessuno. Non si capisce chi siano i loro "genitori". I progettisti iniziali non le hanno riconosciute: «Il nostro progetto non prevedeva alcuna torre in cemento armato e aveva il lago come protagonista. Con quello che altri stanno facendo non abbiamo alcun rapporto» (Il Tirreno, 9 marzo 2007). Allora chi ha voluto le due torri? Facciamo l'appello ma nessuno alza la mano. L'indagine si annuncia difficile. Anche scorrendo i commenti delle istituzioni - dopo la notizia della dinamite in arrivo - non si scorgono tracce di legami genetici. Neppure una parentela, o un minimo legame affettivo. La Fondazione Pucciniano gradisce la soluzione. Per il sindaco Marco Marcucci «l'impatto estetico era davvero negativo» e la scelta di demolire le due torri «sembra sensata»; è un aggettivo simmetricamente opposto a quello che il primo cittadino usò qualche mese fa («Le torri sono brutte? È un'opinione di Ripa di Meana e Italia Nostra. Insensata»; Il Tirreno, 3 febbraio 2007). L'assessore Manfredi dice che «le due torri saranno sostituite come da tempo avevamo ipotizzato» e aggiunge che «è una soluzione che convince». Per l'assessore Anna Poletti «quelle torri andavano modificate per inserire al meglio il teatro nell'ambiente». Per Giancarlo Lunardi, presidente del Parco, «è la posizione alla quale eravamo arrivati col sindaco dopo tutte le discussioni dell'estate». Se non piacevano a nessuno, perché erano lì, erette e ingombranti? È una domanda da spiriti semplici, non avvezzi alle mirabili complessità della lirica e dell'edilizia. In ogni caso, dopo la metà del Cinquecento, i neonati rifiutati venivano abbandonati fuori dagli ospedali alla cosiddetta "ruota". Sotto i fregi robbiani dello Spedale degli Innocenti, a Firenze, li chamavano i "gettatelli", la pratica continuò fino al 1875. Ora il Comune realizzi una "ruota" in riva al lago per ricevere quelle due creature figlie di nessuno. Due gettatelle. Di cemento.