Quattrocentotrentasei incarichi esterni. È il ministero dei Beni culturali a guidare la classifica delle consulenze stilata ieri dal quotidiano la Repubblica. Un numero molto alto anche se - si avverte opportunamente - occorre tener conto che a carico del dicastero di via del Collegio romano vengono messi anche i contratti fatti in tutta Italia dalle sovrintendenze per mostre e convegni. D'accordo ma anche fatta questa tara il ricorso alle consulenze di Rutelli appare pletorico. Anche perché, come più volte ha scritto e denunciato questo giornale, da un lato l'amministrazione dei Beni culturali non ha ancora trovato il modo per sanare la situazione di centinaia di lavoratori pxecari, tra assistenti e tecnici museali, che garantiscono l'apertura dei siti e dei musei italiani, dall'altro decine di sovrintendenze con funzioni sempre più indebolite continuano ad essere vacanti. Non basta: all'interno del ministero dei Beni culturali, negli ultimi mesi, si sono sollevati malumori seri per la poca considerazione in cui vengono tenute le professionalità interne a via del Collegio romano, cui si preferiscono appunto consulenti esterni. Un problema di sottodimensionamento e di sottoutilizzo di risorse interne evidentemente, risorse che pure esistono all'interno del ministero. Forse, come sostengono i più accesi critici del Rutelli-style, sono risorse sacrificate a una concezione spettacolare e consumistica della cultura?