I loro ministeri, insieme, contano un plotone di circa settecento consulenti. Cifre clamorose. Che però Alfonso Pecoraro Scanio e Francesco Rutelli smentiscono. Seccamente. Il primo, titolare del ministero dell'Ambiente, fa capo secondo Repubblica a una nutrita truppa di 344 esperti. Cifra che emerge anche scandagliando il sito del ministero dove vengono fuori liste su liste di consulenti a libro paga. Pecoraro nega, tuttavia. «Il numero si riferisce alla sommatoria di esperti che lavorano con contratto a tempo determinato, spesso da molti anni, nelle direzioni generali del Ministero o membri facenti parte di comitati non istituiti dall'attuale ministro», fa sapere il suo ufficio stampa. Pecoraro Scanio, secondo il suo staff, ha nominato soltanto «dieci consulenti, cinque dei quali lavorano gratuitamente». Già, ma chi sono? Tra i primi, quelli regolarmente pagati, spicca il nome dell'ex senatore dei Verdi Sauro Turioni che, non rieletto, ha ripiegato per un incarico istituzionale meno visibile ma comunque redditizio: 50mila euro lordi annui è il prezzo pagato dal ministero per permettere a Pecoraro di tenersi con sé il sodale di partito. Stesso discorso (e stesso importo) anche per Fiorella Zabatta, altra esperta del ministero nonché commissaria dei Verdi in Campania. Ciononostante, Pecoraro vanta i risparmi in bilancio registrati da quando è al ministero: «C'è stato un taglio record di quasi 6 milioni di euro nel 2007 rispetto alle spese sostenute nel 2005». E le centinaia di consulenze? Il ministro nega di averle ordinate. Però ci sono. RUTELLI NE HA SOLO 12 Discorso simile vale anche per il ministero dei Beni Culturali. Si parla di 436 consulenze. Ma Francesco Rutelli smentisce. Con vigore: «Le professionalità a chiamata diretta di cui si avvale il ministro», spiega una nota dell'ufficio stampa rutelliano, «sono in tutto 12, due delle quali gratuite». Non solo. Il leader della Margherita vanta anche un opera di forte moralizzazione nell 'utilizzo delle risorse ministeriali: «La spesa per gli esperti chiamati a collaborare con 1'ufficio di Gabinetto del Ministero si è notevolmente ridotta rispetto agli anni precedenti, passando dai 381.623, 51 euro del 2004 ai 246.952 euro del 2006». Anche in questo caso la verità è nel mezzo. O almeno così pare. Perché la cifra clamorosa, le 436 consulenze, riguarda sovraintendenze, biblioteche e uffici periferici di tutta Italia. Fatto confermato anche dal ministero: «Le 436 voci non sono altro che un insieme disomogeneo che somma servizi e prestazioni riferibili a circa 60 unità organizzative sull'intero territorio nazionale». Ecco perché, mettono le mani avanti gli uomini di Rutelli, «l'elenco di tutte le prestazioni richieste dalle varie amministrazioni, regolarmente reperibile sul sito del ministero dei Beni culturali, altro non è che un brogliaccio che somma cavalli e allodole. Come se si potesse definire consulenza 0 noleggio di un pianoforte per una manifestazione oppure il trasporto di opere o ancora la fornitura di comici per i musei».
Consulenti. Ma Pecoraro e Rutelli fanno gli scaricabarile
Il ministero dell'Ambiente, guidato da Alfonso Pecoraro Scanio, ha un team di consulenti di circa 344 persone, ma il ministro nega che questo numero sia esatto. Il suo ufficio stampa spiega che il numero si riferisce solo ai consulenti che lavorano con contratto a tempo determinato, mentre gli altri sono membri di comitati non istituiti dall'attuale ministro. Tra i primi, ci sono esperti regolarmente pagati, come Sauro Turioni, che riceve 50mila euro lordi annui. Il ministero ha registrato un taglio record di 6 milioni di euro nel 2007 rispetto alle spese sostenute nel 2005.
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