Se non avessimo a disposizione dipinti e graffiti rupestri preistorici non sapremmo nulla del mondo metafisico, dei pensieri e dell'arte del nostro passato più lontano. Gli ultimi 40 mila anni sarebbero caratterizzati da un silenzio quasi totale, almeno fino alla comparsa della scrittura, circa 3400 anni fa. È quindi una fortuna che l'Homo sapiens abbia dentro di sé il desiderio innato di lasciare un segno della sua esistenza. Se così non fosse non avremmo i capolavori delle grotte di Altamira, Lascaux, Chauvet, e nemmeno gli incredibili archivi, con milioni di immagini, consegnati alle rocce del Sahara, dell'Arnhem Land (Australia) e della Valcamonica; solo per fare qualche esempio. Ma cercare di giustificare la presenza dei graffiti sulle nostre case invocando un'antica nobiltà non ha senso; qualunque sia il giudizio sui graffiti moderni. Si tratta di due cose affatto diverse. La maggior parte delle opere preistoriche scaturirono da profonde motivazioni sociali o religiose, e furono eseguite da grandi maestri sicuramente consapevoli dell'importanza «sacrale» dell'opera che stavano realizzando. L'unico paragone possibile è con Giotto, Michelangelo e pochi altri. Ovviamente ci sono anche opere più semplici, didattiche, descrittive, a volte anche modeste, ma il loro valore documentario giustifica appieno il limitato «inquinamento» visivo e ambientale che produssero. I graffitari dei nostri giorni maneggiano uno strumento diverso e con obiettivi differenti, con il solo scopo di «segnare» il territorio metropolitano; e i risultati non sono quasi mai «artistici». Qualcosa di simile si incontra anche nella pittura preistorica sotto forma di impronte di mani lasciate in luoghi particolari. Si ritiene che avessero il compito di proclamare «io sono stato qui», di testimoniare un atto, una partecipazione; in questo somigliano davvero ai graffiti di oggi. Altri graffiti storici sono quelli che gli antichi abitanti di Pompei lasciarono sui muri delle loro case: ci sono caricature di politici, di gladiatori, soggetti erotici, scritte da stadio, schizzi pittorici, nomi, insulti e altri piccoli vandalismi da ascensore; senza pretese sociologiche. Niente a che vedere coi grandi vandalismi spray.
Ma senza le incisioni preistoriche non avremmo le opere di Giotto
Gli ultimi 40.000 anni sarebbero caratterizzati da un silenzio quasi totale se non avessimo i dipinti e graffiti rupestri preistorici. Questi opere sono state realizzate da grandi maestri con motivazioni sociali o religiose e hanno un valore documentario. I graffiti moderni, invece, sono realizzati con uno strumento diverso e con obiettivi differenti, con il solo scopo di segnare il territorio metropolitano. I graffiti storici, come quelli di Pompei, sono diversi dai graffiti moderni e non hanno pretese sociologiche. I graffiti preistorici e storici hanno un valore documentario e testimoniano la presenza di persone in luoghi specifici.
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