Caro direttore, qualche giorno fa i dati dell' Osservatorio sul Nord Est pubblicati dal Gazzettino relativi ai consumi culturali hanno consentito che si potesse scrivere un titolo assai deprimente: "Cultura in declino, in flessione il numero delle persone che in Veneto e in Friuli frequentano mostre, cinema e concerti, teatro in coda". Il sondaggio telefonico, avvenuto tra il 27 giugno e il 3 luglio 2007, ha raccolto in tre fasce le risposte. Di conseguenza ci troviamo di fronte alle seguenti categorie: inattivi, attivi, impegnati. Tra Veneto e Friuli gli inattivi raggiungerebbero il 55 degli intervistati, persone cioè che in nessun caso frequentano biblioteche, musei, mostre d'arte, cinema, concerti, teatri. Pare non fosse così in anni precedenti, di qui l'affermazione che "la cultura è in declino" nel Nord Est. Dati più confortanti provengono comunque dalla voce "frequentazione di biblioteche", che si attesta sul 23, nonché dalla constatazione che in Veneto i musei non statali sono quasi 500 e 916 le biblioteche aperte al pubblico. E sempre al Veneto viene riconosciuto il merito di investire, per modernizzare strutture e servizi offerti, nel settore bibliotecario. Dunque, stando a ciò che potremmo chiamare "i fondamentali" del comparto cultura, non staremmo poi tanto male, soprattutto sapendo che nuove strutture sono prossime all' apertura e che altre seguiranno. Questo è avvenuto o avviene a Padova, Vicenza, Venezia, Verona, Rovigo, Cortina, Asiago, Feltre, Treviso, Caldogno, Bassano, Schio, eccetera. In effetti, dicendo eccetera alludiamo a realtà locali che stanno lavorando per dotarsi di teatri o di contenitori polivalenti. Così a Caorle, oppure a Villafranca di Verona, Pieve di Soligo, Valle di Cadore, Monselice. Appunto: eccetera. Il Veneto dei contenitori di cultura e dei produttori culturali sta procedendo però in un modo che non mi sembra corrisponda alle percentuali in calo sui consumi culturali rilevate dall'Osservatorio. Mentre le storiche città capo-luogo della nostra regione si stanno dotando, o lo faranno, di nuovi contenitori destinati a produrre cultura, spesso impegnando in questo considerevole sforzo gli esponenti migliori dell'architettura contemporanea, nelle città d'arte "minori" o in quelle di antica o di più recente industrializzazione sono in corso esperienze che, nel consentire "il salto tra la vecchia cultura e la nuova", si aprono su orizzonti culturali verso cui guardano o guarderanno fasce sempre più ampie di nuovi consumatori culturali. Consumatori di "cose" materiali e immateriali, che non rientrano affatto negli interessi e nei luoghi oggetto del sondaggio compiuto per l'Osservatorio sul Nord Est. Ciò che s'intende dire è che esiste una "complessità" in questa regione, anche in campo culturale, frutto di un'energia "profondamente veneta", che nel 1983 Goffredo Parise intuì essere "una forza barbarica, forte, produttiva". In sintesi, nel Veneto ho l'impressione che si preferisca percorrere le strade che portano a creare condizioni materiali migliori al fine di poter produrre cultura: cultura nuova per nuovi, consumatori culturali, tutti soggetti che non rientrano, almeno per il momento, in sondaggi di sicuro validi, ma che non colgono per intero la "complessità" di realtà culturali assai articolate e dinamiche. Cultura nuova o cultura altra, ma quale? Secondo uno studio recente pubblicato nel Quarto rapporto annuale di Federculture 2007, anche in Veneto appare assai interessante il dato che riguarda, nei siti minori, l'attrattività esercitata dalle cosiddette manifestazioni locali (tipiche e tradizionali o meno, di tipo enogastronomico, storico-rievocativo, religioso e cosi via. E' vero, quasi ovunque in Veneto vengono organizzate manifestazioni, che a volte durano settimane, e che dispongono di bacini d'utenza molto vasti, entro cui è difficile "definire il numero dì fruitorivisitatoripartecipanti". Che significa? Significa che ci troviamo di fronte a migliaia e migliaia di persone definibili, di volta in volta, come operatori culturali, fruitori, partecipanti. Da noi, se ci si pone all'ascolto di ciò che fanno decine e decine di Consorzi Proloco, scopriremmo che è assurdo mostrarsi culturalmente spocchiosi quando si è invitati a constatare l'interesse e la partecipazione di massa per itinerari, che portano a conoscere preziosissimi contesti naturalistici, accanto ai quali però si entra in rapporto con gli affreschi del Crosato o del Tiepolo o Con i capolavori di Andrea da Murano, Lotto, Pietro Damini o con le Ville di Palladio, Scamozzi o con il senso autentico di ciò che significa il graticolato romano. Insomma, tra le centinaia e centinaia di Associazioni culturali e di volontariato e le immancabili trattorie, sempre di più si estendono spazi riservati alla scoperta, alla tutela, al restauro, alla valorizzazione e quindi alla conoscenza di ciò che chiamiamo bejie culturale. Sono inoltre moltissimi i Comuni o le Biblioteche che curano la pubblicazione di saggi, studi, ricerche, grazie ai quali vengono salvate e pertanto fatte conoscere memorie e testimonianze, senza le quali, perderemmo le affascinanti "microstorie" di una terra attraversata, come poche altre, dagli eventi della cosiddetta storia alta, della storia nota più o meno a tutti. Da ultimo, una notizia. La Regione del Veneto si è fatta promotrice di un innovativo progetto di mappatura e ricerca condotto sull'intero territorio regionale sulla base del modello del distretto culturale evoluto da un gruppo di ricerca dell'Università Iuav di Venezia. Il distretto culturale evoluto si fonda sull'assunto che la cultura possa arrivare a costituire la piattaforma privilegiata di comunicazione tra tutti i soggetti economici e sociali presenti in un determinato territorio, allo scopo di far emergere le sue reali vocazioni. A breve si darà conto degli esiti finali della ricerca, ma intanto si può dire che fino ad ora, nel corso del 2007, nelle sette province venete si sono avute 2371 attività e sono stati utilizzati ben 1951 contenitori. Le tipologie di contenitore individuato sono: archeologia industriale, beni archeologici, beni architettonici, bibliotechearchivi, centri di formazione non universitari, centri di ricerca, centri culturali, gallerie, industrie innovative, istituzioni di rappresentanza culturale, musei, spazi espositivi, teatri, teatricinema, televisioni e radio, università. Le attività individuate, e che testimoniano una "complessità" che caratterizza il rapporto decisivo tra cultura e sviluppo del territorio nella fase post-industriale sono le seguenti. Pubblicità, architettura, arte e antichità, artigianato, design, moda, film e video, software d'intrattenimento, musica, arti per-formative, editoria, software produttivo, televisione e radio. Per concludere, noi siamo portati a credere che fruitori e produttori di cultura vivano ormai in spazi e creino linguaggi che vanno molto al di là delle "categorie" fissate dal sondaggio in questione. Ciò che stiamo facendo, o meglio, che stiamo tentando di fare è il cercare e sostenere le nuove identità culturali e creative del Veneto contemporaneo.