-------------------------------------------------------------------------------- Con il rinnovo del Consiglio di amministrazione di Bagnolifutura e la presentazione del Piano urbanistico esecutivo nonché con la difficoltà di utilizzo dellarea di Piombino quale sito di smaltimento dei materiali della cosiddetta colmata, si dovrebbe aprire una fase nuova nella ormai ultradecennale questione di Bagnoli, che ci ha visto impegnati in prima persona sin da quando, alla fine degli anni Novanta, membri della Commissione urbanistica, abbiamo studiato, commentato, discusso le scelte, i progetti e i programmi. Allepoca finimmo per ritenere impossibile procedere in tempi rapidi allutilizzo di unarea su cui il ministro Nicolais ebbe recentemente a dire che "ci si giocava la faccia". Oggi, a distanza di quasi un decennio, riteniamo di tornare a intervenire nel dibattito, troppo spesso falsato da dichiarazioni roboanti, per far riemergere quelle perplessità che col senno di poi assomigliano sempre maggiormente a vaticini inascoltati. La prima questione è quella relativa al destino complessivo dellarea di Bagnoli, ma soprattutto alle sue effettive funzioni nel riassetto della città. Abbiamo sempre ritenuto, e tuttora riteniamo, che larea costituisse lultima grande occasione per Napoli di dotarsi anche di una spiaggia, libera, di facile fruibilità e accessibilità e non in conflitto con infrastrutture portuali altamente inquinanti, similmente a quanto realizzato in altre grandi città marittime in ogni parte del mondo. Uno sforzo considerevole, certo, ma anche una scelta di democrazia, necessaria per una città di un milione di abitanti, che però interferisce insanabilmente con altre possibili destinazioni della linea di costa, col porto-darsena e con i suoi interessi connessi, con il pontile nonché con quella parte delle strutture di Città della Scienza che secondo il piano ricadono in area da destinare ad arenile. In effetti, come si disse allepoca, quale dovesse essere la ri-conformazione dellarea lo suggerivano le gouache di fine secolo scorso. La replicazione morfologica e ambientale di quel paesaggio, integrata dalle testimonianze di archeologia industriale nonché dai resti delle terme di epoca romana, può costituire la chiave di riferimento effettiva di un risanamento ambientale che tenga conto delle esigenze di una città il cui rapporto con il mare è stato da tempo interrotto. Una siffatta scelta sarebbe peraltro coerente coi piani paesistici e darebbe concretezza alle prospettive del Parco dei Campi Flegrei. La seconda grande questione è relativa al rapporto tra il borgo di Bagnoli e il suo litorale. La posizione del previsto porto-darsena, delle strutture alberghiere e delle residue infrastrutture creerebbe una discontinuità, una cesura impenetrabile tra labitato e il mare, dal punto di vista fisico quanto percettivo. Se il piano dovesse trovare attuazione nelle sue forme odierne, Bagnoli perderebbe lirripetibile occasione di riscatto e riqualificazione urbanistica di un nuovo effettivo e diretto rapporto con la costa. Lintera operazione potrebbe, diversamente, trarre le proprie linee di sviluppo dalloriginaria vocazione del sito, riattivando e rilocalizzando strutture termali, facilmente realizzabili per le caratteristiche del sottosuolo e potenziali attrattori di turismo di qualità, anche internazionale. La terza grande questione è relativa allaccessibilità dellarea. Detto che permangono perplessità sul previsto spostamento della linea della Cumana, per difficoltà attuative e tecniche, appare evidente che solo un piano trasporti di ampio respiro, che preveda una ristrutturazione degli spazi delle linee ferroviarie attuali e delle arterie viarie di accesso, potrà garantire quelle condizioni essenziali per lattuazione di un Piano urbanistico esecutivo migliorato. Diversamente, larea risulterà annegata e chiusa in una realtà già oggi di difficile accessibilità, costituendo anzi ulteriore elemento perturbatore della caotica realtà di Fuorigrotta. Questioni minori, inoltre, si sovrappongono e si intrecciano e possono essere rese più o meno evidenti a seconda delle prospettive adottate. Riteniamo però che oggi appaia fondamentale e urgentissimo un ripensamento dellintera questione, di scelte già invecchiate che invece richiedono aderenza alla realtà, modernità, condivisione, riaprendo un dibattito profondo per il miglioramento del Pue, nel quale possa darsi voce alle priorità di tutte le parti interessate, in primo luogo ai cittadini, affinché possano emergere e risolversi le questioni ambientali e le necessità urbanistiche dellarea. Siamo ancora in tempo per arrivare a una modifica migliorativa del Pue di Bagnoli che tenga conto, realisticamente, di osservazioni scientificamente, culturalmente e tecnicamente fondate, ma anche della responsabilità etica di utilizzare al meglio, nellinteresse generale, le ingenti risorse destinate alla bonifica e di sfruttare gli interventi già in corso dopera o già ineluttabilmente stabiliti. Sarebbe utile a tale scopo pubblicare e diffondere una mappa del programma di bonifica con gli interventi previsti e quelli eventualmente già in corso, come base per una valutazione più avveduta e scevra di pregiudizi ideologici, in vista della costruzione di un vero masterplan condiviso dagli attori della riqualificazione e trasformazione dellarea, superando unestenuante vicenda segnata in molte occasioni da errori di approssimazione e sottovalutazione dei problemi. Sulla base di quanto detto riteniamo evidente che Bagnoli sia un problema complesso, perché non è solo questione locale o di quartiere ma implica scelte che incideranno sullintero centro urbano, costoso perché richiede ingenti infrastrutture di supporto anche tecnologicamente avanzate, di avanguardia perché necessita di scelte prospettiche e innovative che solo la disponibilità al confronto, sulla minima scala non meno che a livello internazionale, può garantire.
CAMPANIA - Calare Bagnoli tra la gente
Il Consiglio di amministrazione di Bagnolifutura ha rinnovato e presentato il Piano urbanistico esecutivo. Tuttavia, la difficoltà nell'utilizzo dell'area di Piombino come sito di smaltimento dei materiali della colmata ha aperto una nuova fase nella questione di Bagnoli. La prima questione è quella del destino complessivo dell'area di Bagnoli, ma soprattutto delle sue effettive funzioni nel riassetto della città. L'autore ritiene che l'area costituisca l'ultima grande occasione per Napoli di dotarsi di una spiaggia libera e di facile fruibilità, senza interferire con infrastrutture portuali inquinanti.
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