Hanno sfidato la pioggia. Hanno esposto striscioni e sguainato le bandiere. «La stele di Axum deve rimanere a Roma»: Alleanza nazionale si oppone all'«espatrio» forzato dell'obelisco a pochi giorni dall'inizio delle operazioni di smontaggio necessarie per prepararne il rimpatrio in Etiopia. Sono due le ragioni decisive per cui la stele deve rimanere dove si trova: innanzitutto perché diversi esperti (tra cui il critico d'arte Vittorio Sgarbi) hanno sottolineato come la stele rischi seriamente di frantumarsi al solo tentativo di rimuoverla. In secondo luogo, ponendo che riesca ad arrivare intatta nei pressi delle coste etiopi, il paese africano non possiede nessun porto attrezzato per scaricare il prezioso monumento. Per questo gli esponenti di An (in testa Domenico Gramazio, affiancato dai consiglieri comunali Bertucci, Marchi e Malcotti insieme al consigliere regionale Tommaso Luzzi) propongono di lasciare la stele dove si trova e destinare i soldi necessari per le spese di trasporto (due miliardi e duecento milioni di vecchie lire) all'assistenza sanitaria del paese etiope. «Il 45 per cento dei bambini dell'Etiopia - ha spiegato Gramazio - muoiono per denutrizione entro il sesto mese di vita. Il monumento resti a Roma e i soldi vengano spesi per una buona causa». Per far sì che l'Etiopia non venga lesa in un legittimo diritto di proprietà, Gramazio propone di garantire l'extraterritorialità a tutta la piazza nella quale viene ospitata la stele. «Come si fa con le ambasciate dei Paesi stranieri - ha proseguito Gramazio -, la qual cosa sarebbe resa ancora più semplice dal fatto che la vicinissima sede della FAO gode già del medesimo trattamento giuridico». All'iniziativa hanno aderito le associazioni Azione giovani e Realtà donna.