ROMA Balli, canti e feste popolari. Tutti in gara per il riconoscimento Unesco a partire dal prossimo febbraio. Questa, infatti, è la data in cui diverrà attiva la partecipazione italiana alla "Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale" del 2003, di cui fanno già parte 80 Paesi. Il documento promuove le risorse intangibili radicate nelle comunità sparse in tutto il mondo quali fondamentali elementi identitari e di diversità culturale. Come tradizioni ed espressioni orali, arti dello spettacolo, pratiche sociali, riti ed eventi festivi. Ma anche conoscenze e prassi riguardanti la natura e l'universo o esperienze legate all'artigianato. Il testo è stato approvato dal Parlamento lo scorso 12 settembre. La richiesta italiana dovrà ora giungere (dopo la promulgazione del Capo dello Stato) a Parigi, dove gli organismi Unesco impiegheranno tre mesi per vagliare l'entrata del Belpaese nella Convenzione. Giusto in tempo per partecipare alla riunione di Sofia di metà febbraio, che definirà gli ultimi ritocchi ai criteri per le candidature. A quel punto, però, saranno già tanti i pretendenti nostrani che, dalle Alpi al canale di Sicilia, si saranno proposti per accedere all'agognata lista. Ma non tutti ci riusciranno. La Convenzione prevede l'istituzione di due elenchi: uno rappresentativo del patrimonio immateriale "vivente" dell'umanità e l'altro dedicato alle espressioni culturali "in estinzione", la cui salvaguardia è considerata urgente. I criteri finora delineati (in ultimo a Tokyo dal 3 al 7 settembre scorsi) per l'accesso alla prima lista, quella che più interessa l'Italia, riguardano la rappresentatività della manifestazione per la comunità proponente (quanto l'evento è radicato) e il suo ripetersi nel tempo (in discussione anche il requisito di "anzianità" necessario). Saranno inseriti d'ufficio i Pupi siciliani e i Tenores sardi, già appartenenti ai "Capolavori del patrimonio culturale immateriale dell'umanità" lanciati dall'Unesco nel 1997 come apripista per l'ultima Convenzione: 90 manifestazioni culturali che costituiranno la base del nuovo elenco. Ma per le altre candidature è aperta la corsa. E tra le tante proposte che stanno giungendo al ministero dei Beni e le Attività culturali alcune possono considerarsi "favorite". Si tratta di eventi tradizionalmente considerati, in varie categorie, rappresentativi della cultura italiana. Primo tra tutti, il Palio di Siena. «Sarebbe un prestigioso riconoscimento -afferma Maurizio Cenni, sindaco della città toscana - che aiuterebbe a inquadrare nel giusto contesto la festa senese nota in tutto il mondo». Trale giostre storiche, in pole position anche la Quintana di Foligno, la Balestra di San Sepolcro (Ar) e la giostra del Saracino, sempre nell'aretino. Spazio anche alle manifestazioni popolari, come il Maggio di Accettura, in Basilicata, e i Poeti a braccio di Grosseto. Per le feste religiose, invece, sembra poter rispondere ai criteri quella dei Gigli diNola, dedicata a San Paolino, vescovo del paese campano nel V secolo. E ancora: la Varia di Palmi, la Macchina di Santa Rosa ( Vi-terbo) e i Ceri di Gubbio. Infine, le musiche popolari. Ben messe la pizzica del Salento e la taranta. Attenzione rivolta anche ai cori in dialetto (occita-no, greco, albanese e ladino) di varie parti d'Italia. A tutte le testimonianze culturali "intangibili" si aggiungono saperi e tecniche artigiani. Come, per esempio, ì pastori di terracotta di Napoli. L'Unesco L'Organizzazione delle Nazioni unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Unesco) è stata fondata dall'Onu nel 1946 per promuovere la collaborazione tra le nazioni in tema di educazione, scienza, cultura e comunicazione. Una delle missioni principali dell'istituzione internazionale consiste nell'identificazione, protezione, tutela e trasmissione alle generazioni futuredei patrimoni culturali e naturali di tutto il mondo La carta del 2003 La "Convenzione per la salvaguardia del patrimonio cultu rale immateriale" èstata firmataa Parigi il 17 ottobre 2003. È attiva dal 30 aprile dello scorso anno II patrimonio "immateriale" Per risorse culturali immateriali si intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know how - come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali -che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Alcuni esempi sono le tradizioni e le espressioni orali, le arti dello spettacolo, gli eventi rituali 0 festivi e l'artigianato tradizionale I capolavori già individuati L'Unesco ha proclamato,fino allo scorso anno, 90 "Capolavori del patrimonio culturale orale e immateriale dell'umanità", un riconoscimento ideato nel 1997.1 beni individuati entreranno a far parte della lista relativa alla Convenzione. Per l'Italia sono stati selezionati i Pupi siciliani (nel2O01) e i Tenores sardi (nel 2005)
Patrimoni da difendere. Le candidature italiane. Balli e giostre in corsa per la tutela Unesco
L'Italia sta per entrare nella "Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale" dell'Unesco, che promuove le risorse intangibili radicate nelle comunità sparse in tutto il mondo. La richiesta italiana è stata approvata dal Parlamento lo scorso 12 settembre e dovrà ora giungere a Parigi per essere valutata dagli organismi Unesco. La Convenzione prevede l'istituzione di due elenchi: uno per il patrimonio immateriale "vivente" e l'altro per le espressioni culturali "in estinzione". L'Italia ha già selezionato 90 manifestazioni culturali che costituiranno la base del nuovo elenco.
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