La Lega Nord ha votato contro il governo su un emendamento alla Finanziaria relativo alla vendita dei Beni culturali. L'emendamento, presentato da Verdi e Ds, chiedeva la soppressione del silenzio-assenso delle soprintendenze regionali sulla cessione di tali beni: in pratica, se entro 60 giorni le soprintendenze non esprimevano un parere sulla vendita di un immobile, questo poteva essere venduto. Con grave rischio per la tutela del patrimonio nazionale. Ora, invece, resta il potere sostitutivo del ministero dei Beni culturali, ma è stata eliminata la frase per la quale dopo i termini stabiliti, 60 giorni per la soprintendenza più 60 del ministero, «l'esito della verifica si intende negativo», cioè mancando l'interesse culturale il bene può essere venduto. «Non abbiamo ritenuto giusto - spiega il presidente del gruppo della Lega Nord al Senato, Francesco Moro - che un immobile che può avere particolare interesse culturale segua la sorte dell'alienazione senza che nessun organo o soggetto competente si sia presa la responsabilità di dichiarare se ha o no particolare interesse culturale». Per il sen. Antonio Vanzo, capogruppo in commissione Bilancio del Senato, «non abbiamo battuto nessun governo, abbiamo solo ripristinato un decreto del Consiglio dei Ministri». Sul "decretone" della Finanziaria, Silvio Berlusconi ha annunciato che con tutta probabilità il governo porrà la fiducia. «Sulle cose importanti questa maggioranza ha sempre tenuto e terrà», ha detto il presidente del Consiglio, che ha poi escluso l'ipotesi di uno smembramento del ministero dell'Economia per ritornare alle origini. Via libera definitivo della Camera, infine, all'aumento dei sovracanoni per gli impianti idroelettrici di accumulo per pompaggio. Per l'on. Davide Caparini si tratta di una sconfitta per l'Enel e la sua "lobby" e di una vittoria per i comuni montani.