PURTROPPO anche su un tema cosi importante per il Paese, come è quello dei Beni Culturali, l'attuale Esecutivo sfoggia solo arroganza per mascherare la propria inefficienza. Il Ministro dei Beni e della Attività Culturali, Francesco Rutelli, pochi giorni fa, in uno degli innumerevoli convegni cui partecipa, anziché fare il mea culpa sull'incapacità del proprio Esecutivo di valorizzare i Beni Culturali, ha attaccato la gestione dei Beni Culturali da parte del precedente Esecutivo. Vorremmo ricordargli alcuni dati e provvedimenti che hanno qualificato l'attività del Dicastero durante il periodo in cui ne era responsabile il centrodestra. Ad esempio: malgrado l'immenso patrimonio di natura ed arte, l'Italia non aveva avuto fino al nostro intervento una legislazione unitaria in materia, poiché le norme risalivano al 1939. Abbiamo dato vita ad un nuovo codice, voluto dal Ministro Giuliano Urbani: ha stabilito che i beni paesaggistici sono parte del patrimonio culturale ed ha introdotto norme che garantiscono regole certe per i cittadini, rendendoli protagonisti della difesa dei Beni Culturali; ha definito le differenti competenze dello Stato e delle Regioni. Con la «legge cinema» con la quale sono state rese più trasparenti le modalità di finanziamento per i film di «interesse culturale», sconvolgendo i meccanismi politico-clientelari con i quali venivano assegnati i fondi pubblici. Veniamo alle risorse: il primo problema che abbiamo dovuto affrontare è stato quello di recuperare le risorse stanziate, ma non utilizzate (1700 miliardi di lire), indirizzandole verso progetti di riqualificazione e restauro approvati, ma mai realizzati. Abbiamo, in poche parole, «razionalizzato la spesa», utilizzando le risorse giacenti ed attivando un sistema di recupero di finanziamenti attraverso Arcus, società per lo sviluppo dell'arte, della cultura, dello spettacolo. Nel quinquennio 2001-2006, poi, il bilancio del Ministero si è sempre consolidato sull'importo medio di 2400 milioni di euro per anno. Con queste risorse abbiamo ristrutturato musei (dalla Pinacoteca di Brera agli Uffizi, alla Galleria dell'Accademia), aperto nuovi musei, soprattutto nel Meridione, avviato la costruzione del Museo delle Arti del XXI secolo a Roma e voluto che a Milano sorgesse il Museo del Design. Ai diecimila gli interventi di restauro s'è aggiunto l'incremento dei visitatori in musei, siti archeologici e città d'arte, anche nei centri minori. Alla competenza dei nostri tecnici sono stati affidati i restauri di grandi monumenti in vari paesi del mondo: in Cina (Città Proibita a Pechino e Grande Muraglia); in Egitto (le Piramidi Giza ed il Palazzo Rosso), in India. Abbiamo infine definito l'accordo con il Getty Museum per la restituzione di beni rientrati proprio in questi giorni in Italia. Quali analoghi risultati può esibire, in questi 18 mesi di Governo, il Ministro Rutelli? Già viceministro dei Beni Culturali nel Governo Berlusconi
Da Rutelii parole dal centrodestra fatti
Il Ministro dei Beni e della Attività Culturali, Francesco Rutelli, ha attaccato la gestione dei Beni Culturali del precedente Esecutivo. Tuttavia, il suo Esecutivo ha avuto successi in questo campo. Ad esempio, ha dato vita ad un nuovo codice per i beni paesaggistici, ha introdotto norme per la difesa dei Beni Culturali e ha definito le competenze dello Stato e delle Regioni. Ha anche rese più trasparenti le modalità di finanziamento per i film di interesse culturale. Il Ministero ha recuperato risorse non utilizzate e ha razionalizzato la spesa. Nel quinquennio 2001-2006, il bilancio del Ministero si è consolidato sull'importo medio di 2400 milioni di euro per anno.
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