Di certo meritoria eppure paradossale, l'iniziativa promossa dal Ministero dei Beni Culturali ri-pone un arduo quesito: la questua in tv salverà l'arte? Dopo i sette nani ed i sette savi, i sette samurai e le sette spose per sette fratelli, da qualche giorno sappiamo che il numero magico si associa anche alla prima iniziativa di Maratonarte. Meritoria eppure paradossale, visto che l'omonimo comitato onlus promosso da Ministero dei Beni Culturali e Presidenza del Consiglio, ha organizzato una martellante settimana promozionale sulle tre reti Rai, a favore della raccolta fondi per la conservazione o il recupero di "sette siti" nazionali, la cui importanza è stata valutata da un ristretto collegio di esperti (sette?). Con sette grandi partners ed altrettanti artisti (Baglioni, Bocelli, Muti, Placido, Zingaret-ti, la Cardinale e la Pession), girati sette mini-spot per salvare il salvabile: la casa di Augusto sul Palatino (meno notti bianche), le serre reali di Racconigi (l'agriturismo dei Savoia), la necropoli fenicio-punica di Sulky a Sant'Antìoco (soprintendenti a casa), la cremonese scuola di restauro di strumenti musicali (se quello è il museo figurarsi l'arte), il treno museo Siracusa-Modica-Ragusa (e i pendolari?), la rocca medievale di S. Maria del Cedro in Calabria (un rudere in rovina), il museo tattile Omero di Ancona (da nipote del fondatore dell'Unione Italiana Ciechi, so che i non vedenti hanno ben altre priorità). Nei programmi del mattino s'è presentato il ministro Rutelli in persona, magnificando la meravigliosa idea di chiedere un soldino via sms a chi li conta ogni giorno aspettando il "tesoretto". Come feci per Telethon, torno a ripetere che una questua televisiva tampona ma non risolve il problema generale. A costo di riscriverlo "settanta volte sette".