POLIGNANO A MARE - La rabbia è più forte della pioggia battente. Arrivano in ordine sparso, chi in giacca a vento, chi in maglietta e costume da bagno e chi con gli striscioni per gridare ancora una volta il proprio "no" al porto turistico. La storia è vecchia, ma adesso che il cantiere comincia a prendere forma, dopo mesi di scontri soltanto verbali, la protesta assume contorni più marcati. Loro, gli irriducibili del mare, vogliono un confronto con il sindaco, ma non appena alzano la voce vedono arrivare addirittura i carabinieri, che chiedono a tutti di esibire i documenti. «Se questa è la risposta delle istituzioni, siamo alla frutta - sbotta Enzo Marzionne, portavoce del Comitato spontaneo per la tutela del mare e delle coste - Non siamo violenti, ma cittadini che chiedono un confronto: rispondere in questo modo significa intimidire». A provocare la reazione dei carabinieri è stata forse la minaccia di bloccare la strada che conduce al molo, la zona del litorale che sarà completamente trasformata con la costruzione del porto turistico. «Avevamo comunicato alle forze dellordine ora e data della manifestazione - spiega Marzionne - Certo, ho annunciato che avrei fatto un atto di disobbedienza civile bloccando la strada. Questo, però, non giustifica lidentificazione di tutti i partecipanti alla manifestazione. Così si allontanano i cittadini dalle istituzioni». Nonostante tutto, gli striscioni rimangono. Si va da "Polignano fu a mare" a "Rossi di vergogna, verdi di rabbia", atti daccusa tuttaltro che velati alla classe politica locale. Il fronte del porto turistico è compatto e trasversale. Va da destra a sinistra, passando per il centro. Per dire: se fino a pochi mesi fa il Comitato spontaneo si è scontrato contro lamministrazione comunale di centrosinistra, adesso che al governo della città cè una coalizione di centrodestra la storia si ripete con lo stesso cliché. Per gli amministratori di Polignano il porto turistico da 400 posti barca (il progetto, che ha ottenuto anche un finanziamento regionale, è della società Cala Ponte, del Gruppo Fusillo), darebbe respiro alleconomia locale, colmando il divario con le altre città che si affacciano sulla costa. Altrettanto trasversale è il fronte della protesta. Ci sono militanti ed elettori di Rifondazione comunista, Ds e Forza Italia, uniti da unautentica passione per il mare. Il Palazzo contro la gente e viceversa: una contrapposizione che fa saltare le logiche di schieramento. «Siamo gli ultimi amanti della natura - mastica amaro Delia Cirielli - Io sono di Bari, ma vengo qui al mare da quarantanni. Faccio il bagno a ponte Lapilli, mi diverto a giocare con i pesci: quando penso che tutto questo non esisterà più, mi vengono i brividi». Intanto il sindaco forzista Angelo Bovino, al timone della città dalla scorsa primavera, non si fa vivo. In campagna elettorale aveva aperto al confronto, ma adesso che ha in mano le redini del governo cittadino manda a dire con i vigili urbani di essere irreperibile. In compenso cè il consigliere regionale Vito Bonasora (Partito democratico), che manifesta il proprio disappunto: «È strano che a una richiesta di confronto avanzata dai cittadini le istituzioni locali abbiano risposto con lassenza. La gente chiede soltanto di capire. Mi pare che il sindaco si fosse impegnato ad ascoltare le ragioni del Comitato. Non si tratta di dire no al porto turistico, ma di trovare insieme una soluzione concertata che metta tutti daccordo». In fondo i manifestanti chiedono soltanto di spostare più a sud la nuova infrastruttura. Per ragioni di assetto idrogeologico, oltre che di salvaguardia di quel tratto di mare. Le stesse ragioni, del resto, che alcuni mesi fa hanno spinto lassessore regionale allAmbiente, Michele Losappio, ad acquisire gli atti per una valutazione più approfondita del progetto. È alla Regione che gli irriducibili del mare chiedono un intervento risolutore. Pasquale Seripierri, un medico che fa il bagno al molo praticamente tutto lanno, richiama lattenzione su quello che a suo giudizio rischia di diventare un paradosso tutto pugliese. «Si vuole fare lesatto contrario di Punta Perotti - avverte - lì sono stati abbattuti i palazzi per restituire il mare a tutti, qui si vuole costruire il porto per toglierlo». Nichi Vendola, se ci sei batti un colpo.
Polignano, la disfida del porto "Il cemento ci negherà il mare"
A Polignano a Mare, in Puglia, si è svolta una manifestazione contro la costruzione del porto turistico. I manifestanti, che chiedono un confronto con il sindaco, sono stati identificati dai carabinieri e alcuni sono stati arrestati. Il porto turistico, che prevede la costruzione di 400 posti barca, è stato progettato dalla società Cala Ponte, del Gruppo Fusillo. I manifestanti sostengono che la costruzione del porto potrebbe danneggiare il mare e la natura. Il sindaco Angelo Bovino non si è fatto vivo e il consigliere regionale Vito Bonasora ha espresso il suo disappunto per l'assenza del sindaco.
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