«E' evidente che a questo punto ci vuole un chiarimento complessivo all'interno della Casa delle Libertà». Eppure si dichiara "soddisfatto , Altero Matteoli, ministro dell'ambiente di An: non voleva il silenzio-assenso nella vendita dei beni culturali e l'ha ottenuto anche se il governo è stato battuto, con la Lega che ha votato insieme all'opposizione. «Se fossi stato io, a votare...» Si sarebbe allineato ai leghisti? «Percarità, volevo il ripristino del decretone, è vero, perché sul quel testo ho lavorato giorni e giorni. Ma non mi sta affatto bene che un partito della maggioranza voti in quel modo, violando i patti». Che patti? «Avevamo concordato un testo. E in più, s'era detto che nessuno di noi avrebbe presentato emendamenti». Invece è arrivato il senatore Tarolli. «Che è un parlamentare della maggioranza e dunque doveva tener conto delle intese. Invece spesso capita che i ministri chiedano soccorso ai parlamentari amici proprio per presentare emendamenti ritenuti opportuni per i propri ministeri». A chi si riferisce? «Non faccio nomi» S'è detto che dietro l'emendamento della discordia ci fosse la solita urgenza di fare cassa. «Ecco, appunto: mi pare proprio che le cose possano stare così. Ma io dico: il ministro Tremonti non può fare cassa su tutto, ci sono dei limiti. I beni culturali, comel'ambiente, rappresentano un limite, invalicabile». Perché ce l'aveva tanto con il principio del silenzio-assenso? «Io sono per ribaltare la logica: il silenzio deve essere diniego proprio perché spesso non c'è tempo per esaminare bene le cose. Per questo, nel decretone del governo, non se ne parla affatto». Però quel testo apre comunque un varco alla vendita e, in definitiva, non offre tutte queste garanzie di tutela. «Se c'è un varco, è piccolo piccolo e ci passa proprio poco». Questo è tutto da dimostrare «E' un fatto però che la cultura delle sovrintendenze, cui spetta la valutazione dei beni, è tutta sbilanciata verso il tenere. Non mi pare che si corrano rischi». Lei si fida di loro? «Si, anche se sono centinaia e dunque, come sempre avviene, ci sarà chi è bravo e chi no». Resta la spaccatura nella maggioranza, con tutte le conseguenze politiche. «Direi meglio: si conferma che la Lega, a volte, va per la sua strada. Oggi sui beni culturali, ieri sugli immigrati e cosi vìa». E il governo va sotto. «Capita. Ma questa è una piccola cosa che, non avrà particolari conseguenze perché, in fondo, siamo ritornati proprio ad un testo del governo». Sì, ma a che prezzo... «Però io dico: se presa singolarmente la vicenda Lega-beni culturali non è grave. Ma se si sommano insieme i diversi episodi, allora il quadro cambia perché vuol dire che qualcuno non rispetta il programma di governo sul quale, invece, si deve andare avanti compatti. Ecco perché serve un chiarimento politico, prima possibile».