Non sembra proprio esserci pace, per il duomo di Grosseto. Sarà perché i grossetani lo sentono po' come il simbolo della loro identità, ogni volta che succede qualcosa intorno alla cattedrale si scatenano polemiche. Così, mentre ancora tiene banco la questione del gazebo di via Manin, accusato di occultare la prospettiva del duomo, ecco un allarme preventivo. Lo lancia il giornalista e scrittore Mario Ronzini, e riguarda il progetto di "restyling" della cattedrale voluto dalla Curia, e in particolare da monsignor Franco Cencioni. Un progetto che prevede la ricostruzione della grande scalinata anche sulla fiancata della cattedrale, quella - per capirsi - che si allunga su piazza delle Catene. In questo modo il duomo tornerebbe a essere "cinturato" per due lati, in un continuum, dalle scale di marmo, così come fu fino all'800, quando si decise di liberare la fiancata vista piazza dalal gradinata. Questo progetto, affidato dalla curia al noto architetto Alberto Vero, fu annunciato dallo stesso Cencioni l'estate scorsa. La sua finalità principale, spiegò il Proposto della cattedrale, è quella di abbattere le barriere architettoniche, realizzando un accesso per i disabili che consenta loro di entrare in duomo dalla "porta principale" e non più dalla sacrestia. Il progetto fu presentato nel 2004 alla soprintendenza di Siena che - ritenendolo interessante ma piuttosto "audace" per la sua portata - preferì girarlo al Comitato settore beni architettonici e paesaggistici del ministero, a Roma. Ora sembra che Roma abbia dato il via libera, con riserve sulle ringhiere in ferro battuto previste dal progetto. E Mario Ronzini insorge. Sostenendo che questo progetto («alla zittina», dice) stravolgerà la più bella piazza della città. Disabili? Un pretesto. «Ogni secolo interpreta in maniera personale l'aspetto originario del Duomo di San Lorenzo», esordisce Ronzini. «Nell'800 si toglie la scalinata dando priorità alla facciata principale perché si doveva ripristinare l'aspetto nel 1300 falsato nel corso del 1600-1700. Ora, col pretesto di favorire l'ingresso dei disabili, si vuole di nuovoe cambiare l'aspetto sia della piazza che del monumento». Perché copiare Siena? La scalinata "a cintura" caratterizza le cattedrali di Siena e di Massa Marittima. Ma «il nostro duomo - incalza Ronzini - è il monumento più significativo nell'iconografia di Grosseto. Tutto il mondo lo riconosce per queste sue peculiarità, perché cambiarle per farlo simile al duomo di Massa Marittima o a quello di Siena? Si dirà che bisogna adattare ogni edificio alle nuove esigenze, ma quale esigenza dimostra uno stravolgimento così radicale e costoso, quando una semplice rampa in metallo può risolvere il problema?». Addio maestà. Ronzini elenca i "danni" che a suo dire provocherebbe il restyling. Primo fra tutti, la "riduzione" dell'impatto visivo della cattedrale. «Costruire il nuovo sagrato con il raccordo tra facciata laterale e principale cambierebbe i rapporti visivi e planimetrici sia dell'edificio che della piazza: il duomo perderebbe la sua imponenza in quanto il nuovo piano del sagrato abbassa l'altezza del monumento, ora ben visibile da quella via Manin del famoso gazebo». E la colonna? C'è poi l'antica colonna che oggi si alza alla destra della facciata: «Dovrà essere spostata, e chissà con quali conseguenze strutturali e conservative». No alle ringhiere. Verranno poi montate delle ringhiere in metallo, sulla rampa e sulle gradinate principali: «Immaginate l'impatto visivo». Falso storico. Per Ronzini, «la rampa che si vuol realizzare con materiali simili a quelli utilizzati nell'800 creerebbe un falso storico, perché nel '300 non si realizzavano rampe e ringhiere di questo tipo». Facciata e piazza stravolte. Lo scrittore è anche convinto che la scalinata stravolgerà «il disegno del sagrato della facciata principale», portando «a uno sbilanciamento della simmetria attuale». Sparirebbe inoltre «il ricordo dell'asta metrica utilizzata per l'unità di misura quando la piazza era un mercato cittadino». E soprattutto si creerà disarmonia con «l'attuale forma circolare della piazza» che, dice Ronzini, «dovrà essere quindi cambiata e realizzato l'impianto del 1700. E il monumento a Canapone? Sarà tolto perché non c'era nel '700?». Parola ai cittadini. Ronzini chiude con una domanda amara: «La proprietà della piazza e del duomo - dice - non è dei soli amministratori del Comune o della Curia, ma anche di cittadini e fedeli: perché non sono stati interpellati?».