Un 'archeopark' ad Alzate Brianza, di fianco all'aeroporto di Verzago. L'idea - che vanta già un progetto e un finanziatore - arriva dall'avvocato Marco Brigliadori, appassionato di storia e cultura celtiche. Si tratterebbe di un parco di architettura sperimentale celtica e romana, con tanto di oppidum (cittadella) e castrum (fortificazione). Spazio anche per una serie di laboratori produttivi per la rievocazione della lavorazione di legno, tessuti, metalli e salumi. «Avremmo identificato un terreno adatto - spiega Brigliadori - L'idea nasce dalla constatazione che, nel territorio compreso tra Alzate Brianza, Orsenigo e Capiago si trovano moltissime testimonianze celtiche. Per quel che riguarda i costi, sarebbero sufficienti 2 milioni di euro: siamo riusciti a trovare un finanziatore, il signor Vito Tarricone, produttore della birra celtica. Il parco prevede una parte alta con le capanne, poi un oppidum con le palificazioni che permettevano di resistere agli arieti dei romani. Ci sarà spazio anche per le rievocazioni storiche e per i laboratori. Sarebbe una grande iniziativa di valorizzazione della cultura celtica, e si tratta di strutture che non necessitano di licenza edilizia». E' lo stesso Brigliadori a spiegare i motivi della proposta. «Sono proprietario del 40 dell'aeroporto di Verzago e vista l'attuale redditività della struttura, ho pensato all'archeopark. Si tratterebbe di completare il progetto dell'aeroporto con un'attrazione dedicata a chi non vola». «Immagino un accampamento permanente - precisa Filippo Crimi, l'architetto incaricato del progetto archeopark - dove i rievocatori diano spazio non solo all'aspetto bellico e rituale, ma anche a quello antropologico delle culture celtica e romana. Sarebbe una struttura fruibile da tutta la popolazione: scolaresche, turisti, comaschi. Sorgerebbe proprio di fianco all'aeroporto di Verzago - conclude Crimi, che è anche vicepresidente dell'associazione onlus 'Legio I italica' - e siamo sicuri che si tratti di un'idea realizzabile». «Un'idea - osserva Lanfredo Castelletti, direttore dei Musei Civici di Como - che non mi pare negativa, anche se prima dovrei capire come verrebbe realizzata. L'importante è associare a questi parchi anche una componente di ricerca. Il Comasco è uno dei più grandi centri della cultura celtica al di qua delle Alpi, prima dell'invasione dei Galli che ha visto l'immissione di Celti doc. Nelle periferie di Como si stava formando una città, all'epoca una delle più importanti del nord Italia». «La realizzazione di un archeopark - conclude Antonio Bonini, presidente dell'Aeroclub Volovelistico Lariano di Verzago - non andrà in alcun modo a interferire con la nostra attività. Perciò, ben venga un'iniziativa che valorizzi le radici della civilizzazione in Lombardia, non sono certo contrario alle proposte culturali. Non credo però che una simile attrazione possa avvicinare centinaia di persone al volo a vela, ma è possibile che qualche visitatore si faccia tentare».