LA BATTAGLIA. Il Consiglio di Stato ha respinto ancora il ricorso di palazzo Nievo nel braccio di ferro sulla proprietà Finora le cause civili e amministrative hanno dato ragione a Finozzi che nel '94 firmò il preliminare con la proprietà Imprenditore di Breganze l'ha acquistata nel '94, ma dal '99 ha dovuto ingaggiare una guerra legale La provincia di Vicenza avrebbe perso la corsa per l'acquisto di villa Velo Zabeo, la famosa e suggestiva dimora diventata villa Cortis nel romanzo di Fogazzaro. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso, perché inammissibile, di palazzo Nievo che voleva far valere il diritto di prelazione contro l'imprenditore Giorgio Finozzi di Breganze. Egli nel '94 ha firmato il preliminare di acquisto per 929 mila euro (versandone subito 50 mila) col Pontificio istituto per le missioni estere (P.I.M.E.) proprietario dello splendido edificio, in parte al Cinquecento, che sorge a Velo d'Astico. Al preliminare è seguito il rogito. Finora i giudici civili e amministrativi si sono espressi a favore di Finozzi, ma la situazione rimane incerta. Anche perché il proprietario teorico, nei fatti non è mai entrato in possesso della villa. Al contrario la Provincia ha versato i 929 mila euro pattuiti da Finozzi col P.I.M.E., in virtù del trasferimento del diritto di prelazione da parte del Comune che è stato sterilizzato dai tribunali. Nel frattempo villa Cortis vive nel degrado, poiché come tutti sanno il cane (con tutto il rispetto per il gioiello con fascinoso giardino all'italiana) di due padroni è destinato all'agonia. Non bastasse, l'immobile è stato visitato più volte dai ladri che hanno sottratto i marmi di tre caminetti e sarebbero sparite anche parte delle pietre della collezione del conte Egidio Velo. Come dire, villa Velo avrebbe bisogno di trovare pace, una buona volta per tutte, sotto il profilo della proprietà. Del resto, come fin qui hanno sancito i tribunali, Finozzi si è mosso per primo sottoscrivendo un rogito che pare invalicabile dalle controparti. Chiunque, pubbliche o private, esse siano. Il ragionamento della sesta sezione del Consiglio di Stato presieduto da Gaetano Trotta è lineare. Finozzi tredici anni fa sottoscrive col P.I.M.E. il preliminare che fissa il prezzo in 1 miliardo 800 milioni di vecchie lire. L'imprenditore versa subito 100 milioni e concorda la scaletta dei pagamenti. Finozzi dopo avere notificato il contratto d'acquisto della villa alla Soprintendenza di Verona il 9 dicembre '99 e al Ministero per i beni e le attività culturali tre giorni dopo, subisce la controffensiva della Provincia. Il 5 gennaio 2000 la Giunta presieduta da Manuela Dal Lago delibera la proposta di sottoporre al Consiglio «l'opportunità di chiedere allo Stato di trasferire il diritto di prelazione per destinare l'immobile a un uso pubblico consono alla storia della villa e dell'antica pescheria». Il 20 gennaio 2000 il Consiglio provinciale decide di esercitare il diritto di prelazione. Tuttavia, nel 2003 il Tar del Veneto accoglie il ricorso di Finozzi, spiegando, tra le altre cose, che la deliberazione del Consiglio provinciale di tre anni prima è illegittima sotto diversi profili. La Provincia ricorre al Consiglio di Stato, il quale con sentenza 6483 del 2004 sventola ancora il cartellino rosso. Non soddisfatto, palazzo Nievo propone il ricorso per quello che in gergo si chiama "revocazione" della sentenza del Consiglio di Stato del 2004. Nei giorni scorsi c'è stato il pronunciamento di inammissibilità. Anche sul piano civile alla Provincia non è andata meglio. Il tribunale di Venezia nel 2005 ha attribuito la proprietà a Finozzi. È stato presentato appello e il processo di secondo grado è fissato, udite, al 2012. Tutto lascia supporre, visto l'andamento delle molteplici cause fin qui coltivate, che Finozzi alla fine riesca a spuntarla. Anche perché il contratto d'acquisto è stato perfezionato. Caso mai è il soggetto pubblico, come hanno fin qui spiegato i giudici, che deve battersi il petto per avere dormito. A suo tempo
Villa Cortis Nuovo stop alla Provincia
Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di palazzo Nievo contro la Provincia di Vicenza, che aveva acquistato la villa Velo Zabeo (conosciuta come villa Cortis) per 929 milioni di euro nel 1994. Il proprietario teorico, il Pontificio istituto per le missioni estere, non ha mai entrato in possesso della villa. La Provincia ha versato i 929 milioni di euro pattuiti da Finozzi col P.I.M.E., ma il processo è ancora in corso. Il Consiglio di Stato ha sancito che Finozzi si è mosso per primo sottoscrivendo un rogito che pare invalicabile dalle controparte.
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