Governo battuto due volte in poche ore, Tremonti sotto scacco, Finanziaria nel caos. Per cercare di rimettere in riga la maggioranza dove An, Udc e Lega, con in canna più di 1.000 emendamenti, stanno mettendo a dura prova la tenuta dell'esecutivo ieri, dopo un giornata parlamentare tormentata, è sceso in campo, da Strasburgo Silvio Berlusconi: «Porremo probabilmente la fiducia», ha annunciato confermando il tam tam degli ultimi giorni. Il Cavaliere ha anche tentato un drammatico appello all'unità cercando, al tempo stesso, di minimizzare: «Questa, maggioranza ha già superato prove di fuoco, terrà», ha detto. Le parole del premier non hanno tuttavia avuto l'effetto desiderato. Pochi minuti dopo giungeva la secca replica del portavoce di An, Mario Landolfi: «Porre la fiducia è molto pericoloso soprattutto se si fa per superarealcunequestioni reali su cui la maggioranza non ha ancora trovato un puntod'intesa». Al suo fianco si schierava Buttiglione (Udc): «La fiducia va usata con prudenza», ammoniva. Tutto ciò mentre l'opposizione, scandalizzata e preoccupata, parlava con Angius (Ds) di una vera e propria «beffa». Del resto a testimoniare la tensione tra il premier e il leader di An Gianfranco Fini, che appena ven tiquattro ore prima aveva definito «prematura» l'ipotesi della fiducia, giungevano da Strasburgo le parole di Berlusconi a difesa di Tremonti. L'attuale assetto di Via Venti Settembre - ha osservato il Cavaliere replicando a Fini che aveva ipotizzato lo smembramento del ministero dell'Economia - corrisponde ad una «regola europea» e ha aggiunto di non credere che si possa arrivare «ad una soluzione diversa». La via crucis del governo è iniziata nella notte tra martedì e mercoledì, quando in Commissione Bilancio del Senato il governo aveva subito il primo avvertimento e finiva «sotto» su un emendamento di Maurizio Eufe-mi dell'Udc (appoggiato da Lega e An) che consente agli artigiani di avvalersi dei propri familiari come collaboratori. Solo un antipasto di quello che sarebbe accaduto la mattina successiva quando i contrasti all'interno della maggioranza si scaricavano tutti sulla delicata questione della vendita dei beni di valore artistico dello Stato. Un emendamento presentato nei giorni scorsi dal relatore Tarolli, ma ispirato dal Tesoro, prevedeva che le sovrintendenze avrebbero dovuto dare l'ok alla vendita soggiacendo al principio del silenzio-assenso entro due mesi di tempo: una soluzione che aveva trovato un muro all'interno della maggioranza a partire dal ministro dei Beni culturali Urbani. Così ieri il relatore Tarolli ha cercato di correre ai ripari temperando la proposta in un nuovo emendamento che concedeva più tempo alle sovrintendenze per decidere e riservava un ruolo al ministro per i Beni culturali che tuttavia avrebbe dovuto sottostare anch'egli alla regola del silenzio-assenso, sebbene limitato a 30 giorni. La soluzione non accontentava nessuno, tant'è che pochi minuti dopo il governo veniva battuto sull'emendamento-Tarolli grazie ai voti della Lega che si schierava con l'opposizione («misura non giusta», hanno spiegato i lumbard), le cose precipitavano in pochi secondi: un subemendamento presentato da Morando (Ds) e Turroni (Verdi) amputava la proposta di mediazione di Tarolli e subito dopo cadeva sotto la mannaia della maggioranza della Cdl l'intero articolo. Tutto veniva azzerato: si tornava al vecchio testo del decretone, ma il danno politico era ormai compiuto. Un tormentone che non si è esaurito nemmeno a notte tarda quando il governo è stato battuto una terza volta sul condono edilizio su un emendamento di An. BENI ARTISTICI IL SILENZIO-ASSENSO La vendita dei beni immobili di particolare valore artistico e culturale è stata condizionata, dal decretone, ad un via libera da parte delle sovrintendenze. In un secondo momento il relatore Tarolli, in accordo con il Tesoro, ha introdotto il meccanismo del silenzio assenso dopo 60 giorni. Ciò ha provocato la rivolta del ministro Urbani e bocciatura ieri in Senato ad opera di Lega e dell'Ulivo.
II governo battuto vuole la fiducia
Il governo è stato battuto due volte in poche ore in Senato e Camera, a causa di emendamenti presentati da An, Udc e Lega. Il premier Giuseppe Conte è stato messo sotto scacco dopo aver tentato di rimettere in riga la maggioranza. Il leader di An, Mario Landolfi, ha detto che porre la fiducia è molto pericoloso e che la maggioranza non ha trovato un punto d'intesa su alcune questioni. L'opposizione ha parlato di una vera e propria beffa. Il governo è stato anche battuto sulla vendita dei beni artistici e culturali, che è stata condizionata al silenzio-assenso delle sovrintendenze. Il ministro dei Beni culturali, Salvatore Urbani, ha bocciato l'emendamento.
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