Venezia Lo Stato taglia i contributi agli enti lirici, i fondi pubblici per la cultura calano, ma la necessità - cioè il bisogno di finanziamenti - costringe ad aguzzare l'ingegno. Risorta come teatro dalle ceneri di un incendio devastante, la Fenice ha scoperto una nuova pelle, quella di esclusivo "club" per gala di alto livello. Potenza di un marchio e potenzialità di una città come Venezia. E così finisce che una serata senza spettacoli in cartellone si può trasformare in una cena dove agli stessi tavoli siedono, ad esempio, Henry Kissinger, la potente "ministra" dell'economia degli Emirati Arabi, la regina di Giordania e la presidentessa della Pepsi che, dicono, sia una delle cinque donne più ricche del mondo. Una pioggia di denaro per la società Fest (Fenice servizi teatrali), nata con lo scopo di commercializzare il marchio (o "brand", come si dice nel marketing) del teatro veneziano e presieduta da Fabio Cerchiai. Non solo lirica, balletti e musica classica, quindi. Ma anche eventi e sfruttamento del marchio. È questo il futuro per teatri, come la Fenice, che se lo possono permettere? Sembra di sì, perchè una serata come quella di sabato pare abbia portato nelle casse di Fest (e della Fenice) qualcosa come 400mila euro. Una decina di eventi del genere in un anno e i tagli al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, sono un triste ricordo. Senza contare l'impatto promozionale per il teatro. Perchè la lista dei presenti al gala di sabato sembra la classifica che Forbes dedica alle persone più potenti del globo terracqueo. A girare tra i tavoli per salutare gli ospiti - come in qualsiasi ricevimento che si rispetti - la potentissima presidentessa della Pepsi, Indra Nooyi. Un dovere istituzionale, visto che la cena è stata il corollario del convegno "To to top", dedicato al confronto sui temi della globalizzazione e dell'alimentazione, che Pepsi Cola organizza una volta all'anno in una sede scelta per la sua esclusiva eleganza e che quest'anno si è svolto, appunto, a Venezia. Raggianti, per la serata e per l'incasso, il sovrintendente della Fenice Giampaolo Vianello e lo stesso Cerchiai. Poi, gli invitati: la regina Noor di Giordania, Henry Kissinger (segretario di Stato degli Stati Uniti sotto la presidenza Nixon), il ministro delle Finanze dell'India Palaniappan Chindambaram, quella dell'Economia degli Emirati Arabi Sheikha Lubna al-Qasimi, la responsabile del "Global fund of women" Nandini Ramdas Kavita, i vertici delle maggiori catene di supermercati mondiali, tra cui gli inglesi Sainsbury's, Tesco e l'italiana Esselunga (rappresentata dal suo presidente e fondatore Bernardo Caprotti), il presidente della catena alberghiera Marriott, Bill Shaw, l'ex portavoce della Casa Bianca Newt Gingrich, Sharon Rockfeller e Millard Ochs (direttore Generale della Warner Bros). Fin qui la schiera di stranieri. Poi c'erano gli italiani e i veneziani: Alessandro Benetton e Deborah Compagnoni, Lodovico di Valmarana e la moglie Barbara (presidente della fondazione "Amici della Fenice"), l'albergatrice Sandra Biasutti, Antonio Carraro e il direttore artistico della Fenice, Fortunato Ortombina. Alla fine della cena, servita eccezionalmente nella sala teatrale della Fenice (e con un teatro blindato dalle forze dell'ordine), la serata, organizzata da International Travel Company di Roma oltre che da Fest, è proseguita con un concerto dell'Orchestra della Fenice diretta alternativamente da Valery Gergiev e da Daniel Oren. Il programma, dedicato a sinfonie e arie d'opera di Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, ha avuto come protagonisti il tenore Marcelo Alvarez e il soprano Ann Ruth Swenson. Il concerto di gala si è concluso, ineluttabilmente, con il bis del "Brindisi" della Traviata.