Presentata una tesi di laurea mentre si lavora al museo lapideo Il parroco: «Speriamo di superare le barriere burocratiche» -------------------------------------------------------------------------------- Far riemergere il monastero-fortezza, ciò che era in pratica la Badia di San Savino, dominante della pianura circostante e ben visibile dai dintorni. Con questo obiettivo, il parroco don Alberto Armellin si adopererà per far ricostruire il muro a retta sul lato nord della stessa Badia, non prima però di avervi inaugurato, nel prossimo dicembre, il museo lapideo. Passaggi importanti per il rilancio di una struttura storica importante nel territorio cascinese, annunciate l'altra sera a margine della presentazione di una tesi di laurea sulla Badia di San Savino. «Nuove acquisizioni e antichi mestieri» è il titolo del lavoro svolto da Emilia Rogovich, laureata in beni culturali all'Università di Pisa lo scorso dicembre e invitata a illustrarne una parte dalla Società operaia di Cascina alla Casa della cultura, dov'era presente anche l'assessore comunale alla cultura Roberto Lorenzi. «Il mio - racconta la dottoressa che abita nelle vicinanze della Badia - è stato uno studio archeologico sulla Badia di San Savino per farne conoscere la storia. Dal mio lavoro è emerso, per esempio, che la struttura, inizialmente, non era costituita da due corpi indipendenti l'uno dall'altro, ma si trattava di un unico blocco». Sala conferenze gremita da tanti appassionati di storia e cultura e domande a raffica su aspetti particolari della Badia, sia a Rogovich, che Gabriella Garzella, docente del dipartimento di storia dell'ateneo pisano, che al parroco don Alberto. Con lui il discorso si è spostato dal passato al futuro con alcune speranze nutrite dal sacerdote in funzione di valorizzazione e incremento dell'attenzione da parte di tutti verso una delle più importanti attrazioni turistiche dell'intera provincia di Pisa. «Sarebbe bello se alcune situazioni difficili sotto l'aspetto burocratico - dice Alberto Armellin - si risolvessero. Del resto, la Badia è di proprietà privata, ma la rilevanza può anche essere definita istituzionale. La speranza è quella di superare queste barriere e che l'amministrazione comunale provi a contribuire al miglioramento della situazione che riguarda la nostra frazione. Questo sarebbe un deciso e molto importante passo in avanti». La Badia, secondo il parroco, merita visibilità. A cominciare da quella pratica, quasi ostruita dalle tante costruzioni sorte negli ultimi tempi nella zona: «Questa è una struttura che si può vedere anche dalla Tosco Romagnola, nonostante le tante case edificate in mezzo. Al momento c'è una specie di cannocchiale, ma è comunque visibile. Ci auguriamo che la situazione resti per lo meno questa, perché per la Badia è importante anche questo aspetto». (a.q.)