Dopo tre giorni di polemiche e di rimpallo della paternità della proposta, il silenzio-assenso sulla vendita dei beni pubblici con potenziale valore culturale o artistico viene archiviato da un voto bipartisan in commissione Bilancio del Senato. La Lega Nord vota con l'opposizione un subemendamento che cassa dalla proposta del relatore Ivo Ta-rolli il principio del silenzio-assenso, poi boccia l'intero emendamento. «Non l'abbiamo ritenuta una cosa giusta» spiegano i rappresentanti della Lega in Senato. Il Governo si tira fuori: l'emendamento è del relatore, la commissione deciderà senza indicazioni da parte dell'esecutivo. Dunque, ad essere stato battuto è il relatore di maggioranza, il Governo non c'entra niente e resta in piedi il testo di decreto così come approvato dal Consiglio dei ministri. Dopo le proteste dei ministri Urbani, Matteoli, Giovanardi e Buttiglione, Tarolli, che ha sempre sostenuto di aver proposto 1'emendamento in discussione (come tutti gli altri emendamenti a sua firma) su sollecitazione del Governo, lavora ad una rielaborazione della proposta di modifica al decreto. E, dopo il vertice dei capigruppo della Cdl dì ieri mattina, annuncia una nuova stesura. Il rappresentante del Governo Maria Teresa Armosino, dice: «Non esprimerò parere, rimando alla commissione». La novità consiste nel coinvolgimento del ministero dei Beni Culturali nella responsabilità di intervenire in caso di mancata risposta delle soprintendenze regionali. Tuttavia il principio del silenzio-assenso rimane, e diventa di competenza del ministero. In pratica se entro 60 giorni le soprintendenze regionali non daranno risposta al richiedente di una «cosa immobile o mobile pubblica» non sottoposta a vincolo, il ministero dei Beni culturali mette in atto i propri poteri sostitutivi. Ma se nemmeno esso darà una risposta entro ulteriori 60 giorni l'Agenzia del Demanio potrà considerare cedibile il bene. Si tratta di uno spettro davvero ampio di cose vendibili visto che, spiega Mario Ferrara (Fi) per «cose mobili» s'intendono quadri, gioielli, libri, carteggi. Appena iniziata la seduta della commissione Enrico Morando (Ds) e Sauro Turroni (Verdi) presentano un subemendamento il cui senso è: bene la responsabilità del ministero dei Beni culturali, ma va cassata comunque la parte sul silenzio assenso. Con le opposizioni votano i leghisti che poi spiegano: «La sorte dell' alienazione senza che nessuno organo o soggetto competente si sia presa la responsabilità di dichiarare se questo immobile avesse o no particolare interesse culturale. E' per questo che abbiamo votato la soppressione del silenzio-assenso». Poi aggiungono, con una seconda nota: la scelta di votare con 1' opposizione «non deve essere strumentalizzata». In serata governo e maggioranza battuti su un emendamento di An che riguarda il limite per il condono edilizio. Governo e relatore avevano dato infatti parere contrario alla proposta di Specchia (An) che poi e passata.
Scompare il silenzio-assenso sui beni di pregio
Il silenzio-assenso sulla vendita dei beni pubblici con potenziale valore culturale o artistico viene archiviato da un voto bipartisan in commissione Bilancio del Senato. La Lega Nord vota con l'opposizione un subemendamento che cassa il principio del silenzio-assenso. Il Governo si tira fuori, affermando che l'emendamento è del relatore e che la commissione deciderà senza indicazioni da parte dell'esecutivo. Il relatore Ivo Ta-rolli lavora ad una rielaborazione della proposta di modifica al decreto. Il ministero dei Beni Culturali viene coinvolto nella responsabilità di intervenire in caso di mancata risposta delle soprintendenze regionali.
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