Dopo i venti di guerra, si respira aria d'amore. Grazie a un'inattesa collaborazione scientifica. Raggiunto faticosamente nelle scorse settimane l'accordo per la restituzione all'Italia di 40 opere d'arte trafugate, il Getty Museum di Los Angeles e le autorità italiane hanno infatti sospeso le ostilità, avviando perfino le prime discussioni «in vista dei futuri prestiti a lungo termine» al museo californiano, come previsto dall'intesa. L'annuncio arriva proprio dagli States, per bocca del direttore del Getty medesimo, Michael Brand, reduce da un viaggio in Europa che ha portato alla firma dell'accordo con il vice premier, nonché ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, siglato nei giorni scorsi nella capitale. Una volta rientrato in patria, il direttore Michael Brand ha comunicato la novità della neonata collaborazione con il Bel Paese, presentando a New York il programma 2008 del 'Getty Center' di Brentwood e della 'Getty Villa' di Pacific Palisades; entusiasta, Brand ha definito l'accordo con l'Italia «importantissimo», precisando che «il suo impatto già si vede». Per sigillare l'intesa, il Getty riceverà in prestito, per le sue prossime mostre temporanee, un busto del Bernini esposto dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze, una scultura di Antonio Canova dalla romana Galleria Borghese e, ancora da Firenze, una scultura di Paul Gauguin custodita a Palazzo Pitti. Inoltre sette dipinti dei fratelli Zuccaro voleranno oltre Oceano dalla Galleria di Palazzo Barberini, a Roma. «Si tratta di un'operazione che si va perfezionando, tutt'ora in fase preliminare», conferma la direttrice del Bargello, Beatrice Paolozzi Strozzi, che fra i tanti capolavori annovera il busto di Costanza Bonarelli, opera eseguita da Gian Lorenzo Bernini tra il 1636 e il 1638. «LA scultura andrà ad arricchire la grande rassegna sul 'Ritratto barocco' che il Getty ha in programma a breve riprende Beatrice Paolozzi Strozzi . Stiamo valutando la possibilità di mandarlo in California, con il superamento di tutte le problematiche relative al viaggio». Ma quali sono i vantaggi di concedere questi prestiti, direttrice? «In questo caso si tratta della prospettiva di una collaborazione scientifica, che potrà risultare molto positiva». Inoltre, per un tesoro che parte, altri ne arrivano, non è vero? «Esattamente. Adesso, ad esempio, è esposta al Bargello un'opera concessa dal Louvre in occasione della mostra dedicata alle Madonne in cartapesta». Dopo l'esposizione-gioiello dedicata a Desiderio da Settignano prosegue la collaborazione con i musei parigini, dunque? «Certo, anche se le sculture di Desiderio ora sono a Washington, dove hanno riscosso un successo davvero eccezionale. La prova? Il prestigioso New York Times ha dedicato alla rassegna un'intera pagina». Quindi i prestiti e gli scambi sono un'arma vincente per l'arte e la sua sopravvivenza... «E' così, anche se talvolta i prestiti sono a senso unico: ma nel caso della collaborazione con il Getty Museum di Los Angeles, trattandosi di una collaborazione scientifica, andranno diversamente». Altri preziosi arrivi in programma nei prossimi mesi? «Eccome! Nell'aprile 2008 un vero tesoro giungerà nell'antico palazzo di via del Proconsolo: sculture da Kansas City, ma anche da Parigi e Berlino, in occasione della mostra che il Bargello dedicherà a Vincenzo Danti, grandissimo artista, purtroppo sottovalutato. Fino ad oggi».