In realtà ne sappiamo poco: il Foro romano come Andrea Carandini non si stanca di ripetere resta il «grande sconosciuto» della ricerca archeologica romana: non sappiamo a cosa serve l'immane basamento della domus Tiberiana, né se riusciremo mai ad avere un'idea precisa sul Lupercale, il santuario dedicato a Fauno; non abbiamo le idee chiare su locazione e forma del Tempio della Fortuna. Via dei Cerchi nasconde ogni ipotesi sul collegamento fra i Palazzi imperiali e il Circo Massimo. Questo è il luogo che piccole pattuglie di archeologici studiano a mani nude (e portafogli semivuoti), e che viene invaso ogni giorno da plotoni di turisti spaesati. Non c'è alcuna indicazione che spieghi dove è cresciuta la nostra civiltà, nessuna didascalia che illustri il lavoro degli archeologi e magari dia un senso a certe altrimenti inspiegabili chiusure. Servirebbe un «foro» per le ricerche sui Fori, ma non sarà un calembour a cambiare la situazione. Questo è uno dei grandi patrimoni culturali che Roma offre al mondo. Chiuderlo, dopo dieci anni di apertura, ripristinando gli ingressi e soprattutto la vigilanza è una sconfitta che non poteva più essere rimandata. Brucia che sia necessario un tagliando per poter attraversare la via Sacra, fermarsi davanti all'Arco di Tito o al Tempio del Divo Giulio. Ma pesa anche di più il sostare davanti a una colonna senza sapere a che tempio apparteneva e a quali riti era destinata. A questo si aggiungono «borseggi, scippi, microcriminalità. E aggressioni anche al personale», per citare le parole sconfortate del soprintendente Angelo Bottini. È tollerabile che tutto questo continui ad accadere? Evidentemente no. Eppure, periodicamente, i responsabili di questa area che già devono districarsi nell'incomprensibile e bizantino groviglio di competenze tra comune e stato sono costretti a richiamare la pubblica attenzione. A pregare perché vengano fornite loro le risorse per continuare gli studi e i saggi archeologici e il personale per attuare quel minimo di controllo che impone la dignità del luogo, se non il suo prezioso valore. Saranno una cancellata e un biglietto d'ingresso a risolvere i problemi dei Fori? C'è da dubitarlo: potranno magari ridurre le conseguenze più negative e arginare il degrado. Occorre una scelta politica: semplice, chiara e accompagnata da fondi straordinari. L'entusiasmo dei tanti che studiano e tutelano il nostro patrimonio non è infinito. Per una volta sarebbe il caso di sorprenderli.