Un anziano turista in difficoltà, i servizi scomparsi In cerca di una toilette ricordando i vespasiani Fare pipì a Palermo non è facile. Non voglio dire impossibile. È difficile, soprattutto se è un anziano turista a chiedertelo. A quel bar, indico. Lui fa no con la testa, già provato. A quellaltro. Dondola di nuovo la testa. Così sino a quando arriviamo a piazza Indipendenza. Nel retro di un locale di ristorazione mobile leggo felice: "Toiletta Cappella Palatina". Entro e non cè proprio bisogno di turarsi il naso. È proprio il posto in cui si può fare pipì. Lanziano turista non sa cosa fare prima, se sbottonarsi o darmi una mancia come supposto angelo comunale. Dallaltro lato della piazza cè il mio ufficio. Anche a me adesso è venuta la voglia. Forse per paura. Ma vi rendete conto quanto sia avventuroso entrare in un gabinetto del vostro posto di lavoro, mettiamo, se siete un dipendente regionale come me? Entrate e una luce si accende, fate un passo e la luce si spegne. Cercate il sensore che la riaccende, agitando la mano come si fa al porto quando la nave parte. E non potere regolare il flusso perché spaventati dalla cascata automatica dello sciacquone. E non potete regolare il flusso automatico dellacqua del lavandino, soltanto tirarvi indietro per non schizzarvi. La luce si rispegne e si riaccende, facendovi perdere il senso dellorientamento. La puzzina vostra la potreste regolare ma quellaltra no, sordida, infingarda, rimasta chiusa in un ginepraio di congegni elettronici che però non conoscono la lingua di una presa daria. Solo una semplice, ottocentesca, finestrella che il vostro predecessore ha provveduto a chiudere per autoconcimarsi. E il fumo che trovate uscendo dal gabinetto e che non potete scavalcare, anche perché prodotto da sette vegliarde signorine, stese tutte e sette con la testa sui gradini come bretelle tra il wc e la vostra stanza. E sognate quel bel vespasiano di piazza Politeama abbandonato. Si abbandonano i cani non i vespasiani. Quellaltro di piazza San Francesco di Paola, che i cani appena scendete vi salutano coi denti, quellaltro ancora di piazzale lUngheria che era poi una galleria ma sembra un carcere e la puoi fare lo stesso tra le sbarre, oppure il Cobianchi del Teatro Biondo, come da fotografie depoca. Potevano essere posti meravigliosi per liberarsi, en plein air o allo specchio di maioliche depoca. Ma vi rendete conto che si poteva fare pipì anche tra le radici aeree delle magnolie di villa Garibaldi, che pisciare non è soltanto un fatto privato. Ci ricongiunge a Dio e che piacere quando riusciamo a alzarla come un gioco di fuoco, come una masculiata o insinuarla a fittone nella terra acerba, tra i cespugli serbaggi dellarea Quaroni? Vi rendete conto che ci sono i vecchi, quelli che dicono di avere, anziché la menopausa come le donne, la prostata. E i bambini che non se la tengono nel pannolino perché il pannolino li soffoca e invidiano i cani, non le padroncine, né i camerieri rigati biancoblu o biancoverdi, ma i cagnolini, i volpini bianchi. Che proprio se non ce la fanno, la fanno in ascensore, alla faccia, della portiera chi glielo dice che quella è piscia di Igor, non del suo bambino signora, no è semplicemente acqua scivolata dal mio paracqua. E pestata malamente perché nei condomini palermitani non cè rispetto quando piove. Non ci si asciugano le suole delle scarpe sul tappettino che non cè, perché è stato ritirato, giusto perché piove, diciamo, a ciel sereno. Giusto perché potrebbe essere danneggiato dalle suole bagnate. Quando piove bisognerebbe asciugarsi i piedi, le zampine, gli occhi. Ma vi rendete conto che quando a Palermo uno vuole fare pì è come se volesse andare a cinema dagosto e i cinema sono tutti chiù?