120 olii, tutti delle stesse dimensioni, di proprietà della Cassa di Risparmio che li espone nella sua sede S. Maria Novella. In alcuni casi la fantasia si affianca alla precisione fotografica Lautore, un ragioniere appassionato di pittura, ritrasse con cura certosina angoli tipici prima della costruzione dei viali e del nuovo centro E una Firenze che sembra riemergere dalle acque dellArno come in un sogno. Colori caldi e paglierini, per un amarcord da non mancare: 120 dipinti che Fabio Borbottoni, singolare personaggio vissuto tra il 1820 e il 1901, ha realizzato con cura lenticolare, come foto in un identico formato di 56x43 centimetri. Vedute che documentano la città, le sue porte, i ponti prima delle demolizioni delle mura e del risanamento del ghetto, tele che imprigionano con estro pittorico romanticheggiante, scorci e parti di Firenze prima dei cruciali cambiamenti dal 1865 in poi. La ricca collezione di dipinti ad olio, acquistata dalla Cassa di Risparmio nel 1996, da oggi al 27 novembre viene proposta per la prima volta al pubblico (Cassa di Risparmio di Firenze, via Bufalini 6, ingresso gratuito, da lunedì a venerdì 830-16.30. Aperta anche domani in occasione di "Invito a Palazzo": 10-19 solo su prenotazione 055-2612044). Appassionato di pittura, impiegato come ragioniere alle Ferrovie, Borbottoni ha ritratto una Firenze perduta e a volte favoleggiata: come nel caso della ricostruzione fortificata di Ponte Vecchio, stretto da improbabili merlature. Molti gli scorci da indovinare: quelli delle porte sulle mura, alcune scomparse come la Porticciola alla Vagaloggia, situata tra via il Prato e Borgognissanti, corredata di bagni pubblici per la vicinanza allArno, il ponte alle Grazie con le sue casine delle monache, il grande maglio a piramide che chiudeva la via, oggi, Lamarmora. Ed ecco piazza San Firenze con la chiesa di SantApollinare, soppressa nel '700, o San Pier Scheraggio. Anacronismi e precisione di dettagli. Oltre alle consuete cartoline con vista sulle colline, le chiese, il Duomo e tre diverse immagini di piazza Signoria, a molte riprese del ghetto, scomparso per lasciare il posto alla monumentale piazza Repubblica. La mostra, corredata di catalogo con saggio di Emanuele Barletti, ridisegna lassetto urbano di Firenze capitale, e offre un punto di vista inedito, diverso dalle tante foto depoca che documentano il periodo. «La visione della città perduta di Borbottoni si articola attraverso un arco temporale molto più ampio che, in certi casi, prescinde dal puro ambito ottocentesco, per allargarsi ad epoche più remote - si legge nel saggio - Si alimenta di ricordi e studi che il pittore sovrappone, con una sua personale retrospettiva».