Nella Sala di Augusto. LA MOSTRA dei capolavori d'archeologia che il Getty Museum sta finalmente restituendo al nostro Paese, dal cui sottosuolo erano stati illegalmente scavati e quindi esportati, attraverso i massimi "mediatori" e mercanti al mondo, si farà. E si farà al Quirinale, proprio come Il Messaggero aveva auspicato ieri. Quaranta opere, tra la fine di dicembre e il febbraio 2008, a ingresso gratuito, come spiega un comunicato ufficiale della Presidenza della Repubblica. Non nell'immensa Sala dei Corazzieri, che in quel periodo sarà occupata da cerimonie istituzionali (come lo scambio di auguri con le Alte Cariche dello Stato), bensì nella non meno prestigiosa, e forse perfino ancora più interessante, Sala d'Augusto. La Sala d'Augusto è uno dei grandi recuperi che, sotto l'abile regia del professor Louis Godart, consigliere culturale prima del Presidente Ciampi ed ora di Giorgio Napolitano, sono stati compiuti nel Palazzo già dei Papi, poi dei Re ed ora dei Presidenti: rimuovendo i parati che Napoleone aveva voluto, è ricomparsa la bella decorazione eseguita sotto la regia di Pietro da Cortona soprattutto dai suoi allievi; e sono state anche riaperte le finestre che i Francesi avevano tamponato. L'opera non è tuttavia ancora conclusa: l'antica galleria infatti, sempre nel tempo dell'occupazione francese, era stata divisa in tre saloni, e quello d'Augusto è soltanto uno di loro: resta ancora da recuperare l'aspetto originale delle altre due sale, ed a questo il Quirinale sta già pensando, forse anche in tempi assolutamente rapidi. Che la mostra dell"'archeologia restituita" sia ospitata proprio in una sala di tale valenza culturale non fa che accrescerne l'importanza; del resto, il Presidente della Repubblica è sempre stato molto sensibile all'operazione con cui si mettono in archivio i "predoni dell'archeologia perduta", e non ha mancato le occasione per ribadirlo.