Quest'estate, molti villeggianti abituati a trascorrere le vacanze a Mezzegra si sono chiesti perché la Pro Loco non organizzava più le sue feste al Parco comunale. La malinconia che mette la domanda quasi fa a pugni con la semplicità della risposta. Perché il Parco e il suo verde lussureggiante non ci sono più. Al posto del giardino frondoso di una elegante, antica dimora, c'è un cantiere che lascia intuire un certo cedimento a quel gusto per l'abbondanza del cemento che negli ultimi anni, dopo aver furoreggiato in Tremezzina, ha cominciato a dilagare tristemente anche a Mezzegra. Il paese muta volto con una rapidità sconfortante. Alcuni lo chiamano sviluppo. Altri portano in cuore tutt'altra valutazione. Davanti a quel che resta del vecchio parco e alle grigie avvisaglie del nuovo, che si fanno spiare al di là della recinzione del cantiere, il mio pensiero va ad anni precedenti, quando, insieme alla Pro Loco, lavoravo nel parco per l'organizzazione delle feste estive. Calcestruzzo, cemento, sassi e simili hanno preso il posto del verde. E, a giudicare da quel che si vede, di verde ce ne sarà molto poco quando i lavori voluti dall'amministrazione comunale saranno terminati. Tra le diverse piante eliminate per fare posto a piattaforme di cemento sulle quali dovrebbero sorgere, secondo il progetto del Comune, un ristorante ed una struttura nuova di zecca per la Pro Loco, meritano di essere ricordati tre faggi secolari di alto fusto, rari nel loro splendore, oltre a diversi cedri che ornavano il vialetto centrale del Parco. Tre di questi alberi, per la verità, sarebbero stati affetti da una malattia del tronco. Ma, diciamocelo con franchezza, se una pianta muore non si può sostituirla con il cemento cogliendo al balzo l'occasione. La patologia propria di questo modo di pensare (e, ahinoi, di fare!) è molto più grave della malattia che avrebbe colpito alcune delle povere piante secolari. Ecco il ragionamento: una pianta è malata? La sicurezza dei cittadini esige che al suo posto si metta un ristorante e tantissimo cemento. Il parco comunale di Mezzegra faceva inizialmente parte del complesso della magnifica "Villa delle Fontane" (ex Villa Stoddard). In seguito è poi passato in proprietà al Comune. All'interno, oltre a due fontane, ci sono due sorgenti d'acqua, che irrigavano tutto il complesso e che hanno sempre creato problemi in caso di piogge abbondanti, con ricche fuoriuscite di acqua nel verde. Il progetto dei lavori, modificato in corso d'opera, prevedeva inizialmente la costruzione di due grossi "gazebo" per la Pro Loco, una sistemazione della struttura utilizzata come cucina nelle feste estive, la ristrutturazione dei servizi igienici e un prolungamento a lago del parco, con tanto di passerella per attracco barche ed un piccolo bar sulla darsena demaniale esistente. Costo iniziale del lavoro 250.000 euro, ai quali si sono poi aggiunti circa 50.000 euro per impianti elettrici e altre spese per arredi. In seguito questo progetto è stato stravolto, i "gazebo" sono spariti, probabilmente la struttura a lago verrà abbandonata e verrà costruito un ristorante da dare in affitto. Ma è davvero giusto, davvero rispondente all'interesse pubblico, che una amministrazione si metta a costruire ristoranti in un parco pubblico, ceduto al Comune perché i cittadini godessero della sua frescura d'estate e, perché no, della sua romantica e solitaria atmosfera d'inverno? Vogliamo o no renderci conto che questi luoghi, resi immortali da Stendhal, rischiano di morire per la golosità del cemento spacciato per sviluppo? Che la immensa bellezza di Mezzegra e dei nostri paesi vale molto di più di un ristorante? Che il turismo, nelle nostre zone, non è favorito dal costruire sempre di più ma, tutto all'opposto, dal costruire l'indispensabile per i residenti rispettando le bellezze naturali ? Negli anni scorsi era stata realizzata alla buona una piccola pedana di cemento per poter ballare nelle feste estive e questo lavoro era stato fatto cercando di salvaguardare al massimo la cornice del Parco. Era stata persino verniciata di verde per limitare l'impatto. Conservare una cosa vecchia, bella, e bisognosa della cura dell'uomo, come il parco di una residenza storica, è molto difficile. È più facile e più conveniente cimentarsi a fare una cosa nuova, grigia, che si misura in metri quadrati e in metri cubi. consigliere di minoranza