Camera di commercio contro Soprintendenza «Noi i padroni di casa, assurdo tagliarci fuori» Nardi: i sotterranei li abbiamo acquistati nel '39 dal Comune -------------------------------------------------------------------------------- LIVORNO. Che gioiello la Fortezza Vecchia: ma è «senz'altro curioso» che dalla festa di stasera siano «tagliati fuori proprio i due padroni di casa: noi e il Demanio». Roberto Nardi, presidente della Camera di commercio, giura che a farlo infuriare non è una impuntatura sul bon ton istituzionale o l'ordine di apparizione sui cartoncini d'invito. Salta ora fuori dai cassetti una guerra che, a suon di lettere, va avanti dalla primavera dello scorso anno fra ente camerale e Soprintendenza. «Macché atto poco chiaro o guazzabuglio di competenze», dice Nardi: le gallerie sotterranee della Fortezza sono state acquistate nel '39 dalla Camera di commercio, denominata allora Consiglio provinciale dell'economia corporativa, «con una compravendita davanti al notaio Giovanni Antonio Segurini». L'ente camerale compra dal Comune pagandoli con moneta sonante «quattro lunghi magazzini» nel sottosuolo («14 vani catastali, complessivamente 1400 metri quadri, con tanto di confini e particelle»). Il fortilizio - afferma - era stato dato al Comune come indennizzo per l'abolizione delle "leggi livornine" nel 1865. «Sì, inizia citando "Vittorio Emanuele, per grazia di Dio e volontà della nazione re d'Italia e Albania e imperatore d'Etiopia", ma ovviamente è ancora valido», sottolinea Nardi. In realtà, è sugli ultimi vent'anni che bisogna fissare lo sguardo: nell'87 la Camera di commercio elabora una proposta di donazione al Demanio, dieci anni più tardi si arriva a un atto notarile da parte dell'ente che formalizza la donazione: «Compare anche l'aggettivo "irrevocabile" ma questo - afferma Nardi - è in palese violazione della natura liberale di una donazione e con la delibera della giunta camerale». Passano altri nove anni e, «siccome l'Agenzia del Demanio non ha proceduto all'accettazione e intanto gli orientamenti sono mutati», ecco che la Camera di commercio revoca la donazione. E' nel febbraio dello scorso anno che, mentre il Comune lancia il bando per far gestire a un privato le attività in Fortezza, dalla Camera di commercio arriva un altolà «ma anche la disponibilità a dare l'uso gratis al Comune fino a fine 2008»: a patto però - avverte Nardi - che la cosa sia regolata da un atto. Insomma, sia riconosciuta alla Cciaa che è comproprietario. Con la Soprintendenza i rapporti diventano presto tesi. Nardi riferisce che da Pisa si sventola la minaccia di una rimodulazione degli investimenti: «Ci chiedono di esibire il titolo di proprietà, gli rispondo che sono loro a non aver titolo di domandarcelo». Controreplica: la Soprintendenza avverte che esigerà il pagamento dei lavori fatti nelle proprietà dell'ente camerale. Nardi ribatte: chi vi ha dato l'autorizzazione a farli? Di fronte al taccuino del cronista rincara: «Faremo verificare dai tecnici di chi siano i diritti sul lastrico solare, cioè sui piazzali: forse dei due comproprietari, noi e il Demanio. E allora quanto viene costruito è semmai in diritto di superficie, non altro». «Sia chiaro, - aggiunge Nardi - non ho nessuna intenzione di mettere i bastoni fra le ruote alla valorizzazione della Fortezza Vecchia: anzi, siamo dispostissimi a metter mano al portafogli. Ma il comproprietario non può esser messo alla porta da chi come la Soprintendenza non ha la proprietà ma solo l'affidamento del bene e la titolarità dei vincoli».