Sul silenzio-assenso per la vendita degli immobili di pregio, e soprattutto sul nuovo assetto della Cassa Depositi e Prestiti, il ministro dell'Economia non transige. Il vertice di ieri al Senato tra Giulio Tremonti e i capigruppo della maggioranza, per una verifica sugli ultimi emendamenti al decretone, non ha prodotto grandi risultati. Tanto che i senatori della CdL hanno deciso di confermare tutte le loro proposte di modifica (più di mille), mentre gli aspetti più controversi della manovra, dagli immobili di pregio, al condono, alla vendita degli alloggi della Difesa, cui si aggiunge la Cassa Depositi e Prestiti, restano irrisolti. La maggioranza, dunque, procede in ordine sparso, anche se il vicepremier Gianfranco Fini definisce per ora prematuro il ventilato voto di fiducia sul decreto. La Commissione Bilancio del Senato ha continuato fino a tarda sera a votare i sìngoli articoli del decretone, rinviando in coda, quindi alla seduta notturna di stasera, tutti i problemi più spinosi. La linea irremovibile di Giulio Tremonti sugli emendamenti affidati al relatore, Ivo Tarolli, è passata per ora solo sulla riforma dei Confidi, anche se An ha già annunciato la riproposizione in Aula di alcuni emendamenti. Tremonti ha chiesto il mantenimento del silenzio-assenso sulla vendita degli immobili di pregio, dicendosi disponibile solo ad allungare i tempi per il pronunciamento delle Sovrintendenze, fino a 90 o anche 120 giorni, purché resti il principio. Ma soprattutto ha insistito sulla necessità di non modificare gli assetti della nuova Cassa Depositi, che invece An e l'Udc vorrebbero cambiare radicalmente. Nel progetto di Tremonti la Cassa, aperta alla partecipazione delle Fondazioni bancarie, ma anche ad apporti dei privati, affiancherebbe alla tradizionale attività di sostegno degli enti locali il finanziamento di altri progetti. Sfruttando la garanzia pubblica e sfuggendo alle norme sulla vigilanza bancaria. An e Udc vorrebbero invece la divisione della nuova Cassa in due società per azioni distinte e l'affidamento del controllo a Bankitalia, che dal canto suo ha già fatto sapere di ritenere la nuova Cassa spa un ente creditizio a tutti gli effetti. Luigi Grillo, di Forza Italia, ha addirittura proposto la cancellazione tout court della norma. Il Tesoro, ha però annunciato il sottosegretario Maria Teresa Armosino, non «si muoverà di una virgola». Anche perché la Cassa spa vale 2,5 miliardi di minor deficit, un sesto dell'intera manovra che traballa sotto gli emendamenti. Anche per questo, spiega l'altro sottosegretario all'Economia, Gianluigi Magri, «con i nuovi emendamenti, tra la vendita delle case della Difesa, il ridimensionamento della Tecno-Tremonti, il silenzio-assenso, il Tesoro ha messo sul piatto della manovra circa 3 miliardi aggiuntivi. Un paracadute spiega Magri anche a fronte di possibili modifiche, specie sul condono edilizio, che ne limitino il gettito previsto». Insieme ai Confidi, ieri, la Commissione ha approvato gli articoli meno problematici del decretone. Tra questi, oltre alle agevolazioni fiscali per le quotate e i fondi comuni, le nuove regole per i servizi pubblici locali, con una modifica che garantisce all'Enel la concessione per la distribuzione di energia fino al 2030.