La Soprintendenza: ora è accessibile il 90 del simbolo della città Come un puzzle. Altare ko: caccia ai pezzi fra le macerie per ricomporlo. Il futuro? Nuovo accesso con un ponte dal lato città -------------------------------------------------------------------------------- LIVORNO. L'altare della cappellina laterale non c'era più: è stato come ricostruire un puzzle e i pezzetti bisognava scovarli in mezzo alle macerie e calcinacci crollati dentro la chiesa o un po' dappertutto nel perimetro del fortilizio. «E' stato l'ultimo capolavoro di Mimmo Crisanti prima di morire a giugno: poteva farcela solo un restauratore che aveva lavorato con un studioso del calibro di Sabatino Moscati», racconta il soprintendente Guglielmo Malchiodi. E' la chicca dell'antica chiesetta intitolata a san Francesco che adesso torna a essere accessibile: a questo punto, la Fortezza Vecchia è stata recuperata «praticamente al 90», spiega Mario Ferretti, l'architetto responsabile dei lavori. Con una spesa che nei decenni «è valutabile in decine di milioni di euro» (Malchiodi). Dopodomani la riconsacrazione dell'edificio sacro fa compiere un altro passo in avanti anche all'altro tipo di recupero della Fortezza Vecchia: nell'utilizzo non solo religioso ma soprattutto civile (culturale, spettacolare, turistico); nella riappropriazione non solo degli spazi ma soprattutto della memoria (e dell'identità). Un miracolo, se pensiamo che per mezzo secolo è rimasto un Ufo inaccessibile. E invece quest'estate - riferisce l'assessore comunale Massimo Guantini - si sono contate «1500 presenze per sera». Presentando l'iniziativa, il priore vallombrosano di Montenero padre Ildebrando Cascavilla mette l'accento sul doppio simbolo: l'icona mariana e la Fortezza. E il soprintendente insiste, insieme alla presidente Svs Odette Volpe, sul ruolo del volontariato anche sul fronte dei beni culturali. La chiesetta così come la potete vedere è "inventata". Lo è la facciata: realizzata negli anni '70 in un intervento per impedire il collasso di quanto restava del fabbricato. Anche perché non c'era la piazzetta interna sulla quale ora si affaccia il palcoscenico spettacoli: la doppia arcata lì dov'è sembra un enigma, invece è l'ultimo scampolo dell'edificio che aveva al proprio interno la piccola chiesa. L'identikit l'avete nero su bianco: è in una gigantografia su una delle pareti del ristorante dentro le mura. All'opposto del precedente restauro che ha aggiunto mattoni e pareti anche dove non c'erano, ora si è scelto di restare un passo indietro. Quasi non completando l'intervento per «lasciare la memoria delle distruzioni della guerra», aggiunge Ferretti. E' magnifico quest'ultimo tassello della Fortezza ritrovata, ma è un incanto il fortilizio nel suo complesso: con i camminamenti che s'infilano dovunque e, anche se è uno scrigno che sta tutto in una mano, ogni angolo risulta una sorpresa, un tesoro da stanare. Compreso quel che non si vede: nei sotterranei - giura il soprintendente - ci sono ancora le palle di cannone del tempo che fu. Già, i sotterranei: meglio d'una telenovela, le storie che si raccontano. Una viene dalla bocca del professor Malchiodi: con i contrabbandieri che per saltare il dazio usavano proprio i camminamenti nascosti nel sottosuolo dell'antica architettura militare medicea. Come? Entravano lato mare, facevano sparire la merce nel sottosuolo e rispuntavano dalle "bocche" che si aprono sul versante che guarda i Fossi e la città («whisky americano, e forse anche antracite russa»). Ma i sotterranei sono anche la riprova della babele di competenze amministrative che hanno rischiato di strangolare la Fortezza (e in parte spiegano perché abbiamo dovuto aspettare così tanto per riaverla dopo le devastazioni dei bombardamenti). Il fortilizio è sì affidato alla Soprintendenza che ne ha curato il recupero: tre anni fa, l'intesa con il Comune che preso il "pacchetto" e l'ha messo in un bando per affidare a un privato la gestione di spettacoli e ristorante. Il sottosuolo, invece, con un atto («mica tanto chiaro») degli anni '30 finisce nelle mani della Camera di commercio: vedi alla voce magazzini, chissà perché. Anche in questo caso serve un patto con il municipio. Figuriamoci poi se non ci metteva bocca pure la riforma dei porti che nel '94 ha incastrato nella mappa istituzionale delle città le Autorità portuali: il soprintendente ricorda che era di Palazzo Rosciano il progetto per «restituire acquaticità» alla Fortezza, cioè farla di nuovo circondare dall'acqua. Problemi di statica? No, dice Malchiodi: ma ci vorrebbe un pozzo di quattrini e non si può solo tagliare il piazzale senza accorgersi che probabilmente sul lato della stazione marittima c'era un vecchio molo. Il guaio vero è un altro: è un handicap continuare ad avere l'accesso com'è adesso dall'area portuale, c'è da tener conto delle norme internazionali della sicurezza anti-terrorismo che dettano legge nei porti di mezzo mondo dopo l'attentato alle Torri Gemelle. Ecco che l'assessore Guantini rispolvera il progetto di portare l'ingresso dal lato opposto, quello dirimpetto alla città. In che modo? Probabilmente un ponte non molto differente da quello che dal teatro San Marco porta alla Fortezza Nuova. Ecco, il sistema delle Fortezze gemelle è un "unicum" senza confronti. Ma se il nuovo ponte è per ora un sogno, non lo è l'intervento da un milione di euro (soprattutto su fondi Cipe) che annuncia Monica Giuntini, vicepresidente della Provincia: «Da qui al 2009 contiamo di realizzare un salone per mostre e la sistemazione del piazzale nord».