Comuni e Regioni hanno censito tremila attività certificate con tanto di targa RISORSE IN ARRIVO Proposta l'istituzione presso il ministero delio Sviluppo economico di un fondo nazionale di 40 milioni l'anno per il 2007-2009 In Italia i negozi storici, certificati con tanto di targa all'ingresso sono circa tremila. Si tratta di attività con diversi decenni di vita, portate avanti con caparbietà dai fondatori e oggi dagli eredi o da chi le ha rilevate. Negozi e botteghe artigiane che, oltre a svolgere la loro funzione primaria di vendere merci, possiedono il valore aggiunto della storia e della tradizione. A Torino, il ristorante del Cambio quest'anno compie due secoli e mezzo e ha servito Casanova, De Prestis, Lamarmora e Camillo Benso di Cavour. A Milano, la famiglia Fiumi ha gestito il laboratorio di orologeria dal 1867 al 2000, quando la ditta è stata rilevata dai Grimoldi. E stanno per riaprire il Savini, per la prima della Scala, e la pasticceria Taveggia, con uno spazio rinnovato al piano inferiore. A censire i negozi storici e a dotarli di una disciplina più 0 meno ad hoc sono state le Regioni - ma non tutte- con leggi, delibere e piani di sviluppo in un intreccio di assessorati. In questo panorama si potrebbe inserire una legge nazionale. Lo scorso luglio è stato approvato, infatti, in sede referente in commissione attività produttive della Camera un testo condiviso uscito da tre proposte presentate dai deputati Antonio Rugghia, Giacomo Stucchi e Antonio Mazzocchi, primo firmatario. La proposta ha l'obiettivo di tutelare e valorizzare le botteghe storiche d'interesse artistico e gli antichi mestieri, attinge alle esperienza sperimentate dalle regioni. Questo passo va nella direzione di rendere univoca la definizione di bottega storica che ora in ciascun comune e regione possiede un significato diverso. Basti pensare che in Lombardia ci sono tre tipi di negozio storico (regionale, locale e negozi di storica attività), in Veneto, Liguria, Lazio e Friuli Venezia Giulia l'attività deve avere rispettivamente almeno 70,40, 50 e 60 anni. In Toscana invece il requisito non è l'età, ma l'identità territoriale. Il disegno di legge, inoltre, pone i negozi e locali storici, insieme agli antichi mestieri e alle botteghe d'arte, sotto la tutela dell'articolo 117 della Costituzione in qualità di beni culturali. Un'altra novità riguarda l'istituzione presso il ministero dello Sviluppo economico di un fondo nazionale con una dotazione finanziaria di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008, 2009. Queste risorse, se la legge dovesse passare, saranno ripartite fra le regioni che le destineranno ai comuni. Una quota può riguardare contributi per l'affitto oltre che per il restauro del negozio, una previsione che nel contesto normativo attuale è presente solo in Lombardia e Lazio. Dal 1976 esiste poi l'Associazione locali storici d'Italia, un'Onlus nata dall'idea di un gruppo di appassionati di storia con lo scopo di far conoscere alberghi, ristoranti, caffè, laborato-ri, da cui fosse passata la storia. «I nostri soci - spiega il direttore Claudio Guagnini - devono avere un'attività che conservi l'atmosfera di un tempo e conservare arredi e cimeli. La ditta deve avere almeno 80 anni, anche non continuativi, anzi apprezziamo chi ha fatto rivivere un locale storico chiuso da anni. Oggi contiamo 220 soci e ogni anno su 30 richieste ne ammettiamo meno del 10 per cento». La guida dell'Associazione riporta alcune curiosità: i locali più imitati - i caffè Florian di Venezia, Greco di Roma e Cova di Milano -, quelli con più clienti, i più letterari e persino quello più non pagato: il caffè Giamaica di Milano conserva un elenco di debitori illustri che inizia con Mussolini. La categoria merceologica più antica sono caffè, pasticcerie, ristoranti coni loro saloni affrescati con arredi semplici di legno di quercia. Spesso la loro fortuna è legata alla produzione di un prodotto unico, come l'aperitivo Camparino di Zucca a Milano, la torta paradiso di Vigoni a Pavia, le mostarde di Vergani e Sperlari a Cremona.