Inaugurati sabato a Palazzo Litta i lavori per il soffitto di oltre 150 metri quadri che fu realizzato nel 1956 nella sala da pranzo dell'Hotel del Golfo di Procchìo all'Isola d'Elba ed ora portato a Milano per l'intervento. Simonetta M. Rodino Cercando la totalità dell'arte Fontana creò i primi ambienti spaziali che ponevano lo spettatore al centro dell'opera. Se il segno in scultura è incisione, nello spazioambiente è neon, come in "L'Ambiente spaziale a luce nera", realizzato alla Galleria del Naviglio di Milano nel 1949. Andato perso l'originale, una ricostruzione del 1976 che testimonia a 40 anni di distanza il valore anticipatore dell'artista italo-argentino è attualmente esposta a Palazzo Ducale a Mantova nella mostra "Lucio Fontana scultore" aperta fino al 6 gennaio. Proprio nell'ottica di rafforzare anche a Milano l'attenzìone sui molteplici linguaggi dell'artista visibili nella rassegna mantovana, si è inaugurato sabato a Palazzo Litta, da pochi mesi sede milanese del Ministero Beni e Attività Culturali, il cantiere per il restauro del soffitto di oltre 150 metri quadri che fu realizzato da Lucio Fontana nel 1956 nella sala da pranzo dell'Hotel del Golfo di Procchio all'Isola d'Elba ed ora portato a Milano per l'intervento voluto dalla Soprintendenza di Brera e della Fondazione Fontana. All'isola d'Elba Fontana creò squarci, incisioni ed appoggi di materia, colorandoli con pochi colori essenziali, bianco, giallo, rosso, verde e azzurro stesi su un soffitto preesistente mentre la malta era ancora fresca. I lavori per estrarre la grande opera dal contenitore architettonico iniziarono nel settembre del 2002 e terminarono nell'aprile del 2003, i mesi in cui l'albergo rimaneva chiuso, «Scartata sia l'ipotesi di utilizzare la tecnica dello strappo che quella di operare uno stacco, poiché si trattava di un intonaco con parti a rilievo e incisioni che interessavano tutto il suo spessore e non di un dipinto murale tradizionale, si è decìso di procedere con un distacco a massello», spiega Barbara Feniani, una delle ideatrici del progetto, che ha eseguito tutte le operazioni di distacco del dipinto murale dal supporto di cemento. La messa a punto della metodologia di rimozione dell'opera è stata molto complessa perché le superfici decorate erano assai fragili e delicate; in seguito a rilievi grafici, fotografici e fotogrammetrici, furono realizzati 25 pannelli contenitori di forma rettangolare per contenere gli altri 25 pannelli di cui era composto il soffitto al fine di effettuare il trasporto, dall'Elba a Milano. Questa complessa opera conservativa è testimoniata da un filmato che ci fa comprendere come l'attività di restauro sia il risultato di uno sforzo, sia tecnico che fisico, che vorremmo vedere applicato a tante opere del nostro patrimonio artistico che purtroppo ben sappiamo che si stanno deteriorando. A PALAZZO LITTA ora inizia, e per 1214 mesi, il vero intervento conservativo. Due sono le possibili destinazioni future: il MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma, o l'Arengario di Milano, in cui è prevista la nascita del nuovo Museo di Arte Moderna. Il Restauro sarà "a cantiere aperto" grazie a visite gratuite guidate, tutti ì giovedì dalle 15.00 alle 18.00 fino al 20 dicembre e verranno condotte dai restauratori incaricati e dagli esperti del Ministero. La prenotazione è obbligatoria - tel. 041-2411897 - essendo consentita l'entrata a 25 persone al massimo.