ROMA - Fra incomprensioni, smentite e rinvii la maggioranza tenta faticosamente di far quadrare il cerchio del «decretone». I tempi ristrettissimi che impone la sua discussione ieri hanno creato non pochi problemi in Commissione Bilancio alla maggioranza e al suo relatore, il senatore centrista Ivo Tarolli. Ad agitare le acque della Cdl - che nel frattempo ha rinviato ad oggi un vertice dei capogruppo programmato per ieri - un emendamento al condono edilizio presentato in Commissione che prevede il cosiddetto «silenzio-assenso» per la vendita di beni mobili e immobili di proprietà del demanio. In sostanza - questa la proposta - in assenza di un intervento delle Sovrintendenze competenti entro 60 giorni, lo Stato può decidere l'alienazioni di immobili di interesse culturale. Immediate le reazioni che più o meno direttamente chiamano in causa il ministero dell'Economia, reo di avere sollecitato il provvedimento. «L'emendamento va ritirato» aveva commentato già ieri mattina il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, seguito a ruota dal ministro Urbani. «Quell'emendamento non lo conosco. La voce del governo sul condono è quella contenuta nel decreto», ha reagito il sottosegretario all'Economia Maria Teresa Armosino. Per il coordinatore di An Ignazio La Russa «Non è la linea del governo». L'unico a «difendere» Tarolli dalle accuse è il ministro delle Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione: «Il senatore Tarolli è una brava persona: dubito che abbia fatto delle proposte non concordate. Ho il sospetto che non sia stato lui a pensare questo sveltimento delle procedure: sarebbe bene che tutti i ministri, quando vogliono fare degli emendamenti, li propongano in prima persona, assumendosene la responsabilità politica». E mentre il ministro dei Rapporti con il Parlamento Giovanardi sottolineava che «nessun ministro è stato autorizzato a far presentare emendamenti al relatore», giungeva la risposta seccata di Tarolli: «possiamo discutere dei termini per il silenzio-assenso», ma «gli emendamenti presentati sono stati sollecitati dal ministero dell'Economia presupponendo che godessero di un'intesa con gli altri ministeri. Pare che non fosse così». Ma quello sul silenzio-assenso non è però l'unico emendamento sul quale si consumano incomprensioni: «Anche la proposta di modifica sull'alienazione degli alloggi di servizio dei militari non è stato concordato con il governo», ha scritto in una nota il sottosegretario alla Difesa Francesco Bosi. «Disguidi tecnici» causati dai tempi stretti della discussione, commentano dalla maggioranza. «Divisioni politiche» per l'opposizione, che sottolinea come la discussione segnali un malumore del Parlamento nei confronti di una manovra «blindata». «Tremonti è stato sfiduciato dalla sua stessa maggioranza», ha commentato il relatore di minoranza Paolo Giaretta. Se il destino dell'emendamento è tutto da decidere - l'opposizione chiede che venga ritirato -la maggioranza cerca comunque di «sfrondare» la mole di modifiche proposte e che rischiano di rendere sempre più difficile l'approvazione della manovra. «E doveroso ridurli», ha sottolineato la Armosino. «La maggioranza, gruppo per gruppo, deve decidere che cosa è rilevante», ha aggiunto il sottosegretario a proposito del vertice di maggioranza che oggi discuterà della questione. Resta incerta l'eventualità del voto di fiducia da parte del governo per far approvare la manovra: «Andiamo avanti», ha risposto fiduciosa il sottosegretario che segue il lavori della Commissione. Voglio esaminare tutti gli emendamenti. Ci sono 24 ore al giorno, lavoreremo anche di notte». Un lavoro difficile, poiché nella maggioranza c'è chi spera di «alleggerire» in extremis provvedimenti come il condono edilizio e il concordato preventivo a favore di nuove voci di entrata: «sono pronti gli emendamenti che incrementano le tasse sul fumo, sui superalcolici e che istituiscono una nuova imposta sul materiale pornografico», ha annunciato il senatore di An Giuseppe Valditara. Secondo il senatore - che propone di destinare i fondi «al finanziamento al sistema della ricerca pubblica e dell'università» - il gettito atteso da queste misure potrebbe essere complessivamente di circa 350 milioni di euro. E di condono edilizio ieri ha parlato nuovamente anche il presidente di Confindustria Antonio D'Amato: se è inevitabile, «che almeno si faccia con grande rigore e serietà». Il condono -ha detto il presidente di Viale Astronomia - deve essere accompagnato «da una legislazione che penalizzi in maniera seria e definitiva l'abuso edilizio». Quanto alla sanatoria, il leader degli imprenditori chiede che sia esclusa per le aree demaniali, che «si faccia pagare di più a chi condona», e che siano ristretti i termini per la presentazione delle domande, affinchè non possa accedervi «chi ha costruito abusivamente oltre i termini di presentazione della Finanziaria».
Finanziaria, gli immobili dividono il governo
Il ministro dell'Economia Altero Matteoli ha dichiarato che non conosce l'emendamento al condono edilizio presentato in Commissione Bilancio. Il ministro dell'Ambiente ha espresso la stessa opinione. Il ministro Urbani ha affermato che non ha notizie sull'emendamento. Il ministro delle Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione ha difeso il senatore Tarolli, affermando che dubita che Tarolli abbia fatto delle proposte non concordate. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento Giovanardi ha sottolineato che nessun ministro è stato autorizzato a far presentare emendamenti al relatore. Il senatore Tarolli ha risposto seccato, affermando che gli emendamenti sono stati sollecitati dal ministero dell'Economia.
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